Il presidio
Sviluppo Navicelli, il Comune creditore per 3 milioni di euro
Palazzo Gambacorti entra nel fallimento della società Mai versati gli oneri di urbanizzazione per l’operazione Ikea
PISA. C’è anche il Comune nell’elenco dei creditori ammessi dal giudice nella procedura fallimentare della Sviluppo Navicelli Spa.
Palazzo Gambacorti deve avere dalla società fallita 3.069.000 euro. Si tratta di soldi che sarebbero dovuto entrare nelle casse pubbliche sotto forma di oneri di urbanizzazione. Denaro mai versato dalla Spa.
Il Comune è stato ammesso tra i creditori chirografari, una categoria che non è assistita da alcun tipo di garanzia reale, dal pegno all’ipoteca, o personale come la fideiussione. Ciò significa che i primi a essere pagati saranno i creditori privilegiati - le banche in testa - che hanno iscritto ipoteche sui beni della Sviluppo Navicelli. Poi toccherà ai chirografari. La prospettiva di recuperare i 3 milioni di euro diventa, quindi, allo stato degli atti una pia illusione, ma l’insinuazione nel passivo era, comunque, un obbligo di legge al quale l’ente non poteva sottrarsi pur sapendo che il credito difficilmente verrà saldato in termini significativi.
Tra la Spa e il Comune era stata stipulata una convenzione. Non tutto è stato realizzato. Manca anche il centro di raccolta rifiuti di Porta a Mare, pagato dal Comune 300.000 euro e rimosso su richiesta di Ikea nel 2014.
Sul caso dei crediti maturati dall’ente, il consiliare di 'Una città in Comune-Prc' aveva attaccato la giunta sostenendo che «poco era stato fatto rispetto ai 5 milioni di opere pubbliche previste dalla convenzione».
«Non c'è trasparenza sui rapporti fra la Sviluppo Navicelli ed il Comune - aveva dichiarato il capogruppo Francesco Auletta - e nemmeno sul lato della comunicazione pubblica. Il Pd ad esempio non si è mai espresso su tutto questo. La variante che ha permesso la grande plusvalenza nella vendita dei terreni è stata una “variante a pagamento” come ho detto in Consiglio, perché senza il pagamento della Navicelli si è detto pubblicamente che non si sarebbe approvata. E dove sta qua l'interesse pubblico della programmazione urbanistica?»
Il timore di non incassare quanto dovuto viene paventato dal gruppo di opposizione anche per l’operazione del porto di Marina. «A dicembre 2014 si votò un ordine del giorno per invitare il Comune a intascare questi 8 milioni, se gli affari vanno così bene come dicono perché la Boccadarno non paga? chiede Auletta –. Si faccia chiarezza anche sui conti, su operazioni come queste serve la massima attenzione. Ci facciamo mezzo bilancio con tutti questi soldi».
Pietro Barghigiani
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