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Palazzo Mastiani, un gioiello abbandonato
PISA. Ha un aspetto di eleganza napoleonica ma è abbandonato da una decina di anni. Si tratta di Palazzo Mastiani, un edificio di ben quattromila metri quadrati che occupa sia Corso Italia che via La...
PISA. Ha un aspetto di eleganza napoleonica ma è abbandonato da una decina di anni. Si tratta di Palazzo Mastiani, un edificio di ben quattromila metri quadrati che occupa sia Corso Italia che via La Nunziatina. La proprietà è dell’Ateneo che cerca di venderlo da anni. Il palazzo è in pieno centro ed ha un giardino che potenzialmente sarebbe bellissimo e servirebbe all’intero quartiere di S.Antonio dove l’unico “spazietto” verde è quello del giardinetto dei Santi Cosima e Damiano. Il palazzo ed il suo giardino sono in pieno stato di abbandono. Lo spazio verde ha un enorme pino con rami altrettanto grandi crollati al suolo. Erba alta e sporcizia, condiscono il tutto. In particolar modo il giardino è pieno di piatti di plastica abbandonati lì da chi va a dare da mangiare ad una colonia felina. I gatti sono i veri proprietari del palazzo. Palazzo Mastiani è un gioiello artistico e architettonico che è ormai sconosciuto ai pisani. Lo scalone interno è di marmo e là dove finisce ha due nicchie con statue di marmo. Le stanze sono tutte affrescate e dipinte e risalgono a fine ’700. In quelle stanze Giacomo Leopardi partecipava ai salotti intellettuali delle famiglie nobili pisane. Il palazzo fu dichiarato inagibile per il tetto e per le facciate e l’Università ci ha investito poco meno di un milione di euro. Il vero problema ora però sono gli interni con i solai, le volte, i pavimenti, gli affreschi, tutti lavori indispensabili per dare un utilizzo futuro all’immobile. E proprio nell’orizzonte futuro dell’edificio c’è un bel cartello con scritto “vendesi”. Questo "cartello" è stato inserito nel piano di dismissioni dell'ateneo già nel 2010. A chi però possa essere venduto questo immobile non si sa visto che il mercato è fermo e che è già invaso da super immobili del Comune (La Mattonaia) e della Provincia. Fino a poco tempo infatti, l’Università lo voleva vendere in un blocco unico per una cifra che poteva aggirarsi intorno ai cinque-sei milioni di euro.
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