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Pisa

Verso l’unione con Massa Carrara

Verso l’unione con Massa Carrara

Tracciata la strada per il futuro della Camera di Commercio. Il “nodo Lucca”

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PISA. La strada per una futura fusione tra le Camere di commercio di Pisa e Massa Carrara è stata definitivamente imboccata.

La settimana scorsa c’è stata la prima riunione delle due giunte nella sede dell’ente nella città del marmo. Una riunione tutto sommato interlocutoria, e non poteva essere altrimenti, che ha lanciato il segnale sulla volontà di andare avanti insieme.

Pisa in questa maniera è tornata protagonista di questo risiko frutto del riordino voluto dal governo Renzi che porterà a sessanta gli attuali 105 enti in Italia.

Dopo la scelta della Camera di commercio di Livorno di unirsi a Grosseto costituendo la Camera della Maremma e del Tirreno, la logica voleva la nascita di un altro ente costiero che unisse Pisa, Lucca e Massa Carrara.

Ipotesi alla quale, però, si è sempre fermamente opposta Lucca che invece preferiva escludere da questo accordo proprio Pisa scegliendo (per una evidente questioni di leadership a cominciare da presidenza e sede) solo Massa Carrara. Ma quando tutto sembrava andare nella direzione sperata dai lucchesi, ecco che Massa Carrara pare non abbia gradito il ruolo secondario impostole nel nuovo ente, aprendo quindi la porta alla fusione con Pisa.

Fusione possibile sia per i numeri che in considerazione della legge sul riordino che non prevede l’obbligo che le due Camere siano confinanti. Un cambiamento di rotta che ha spiazzato non poco la Camera di Lucca che proprio lunedì ha convocato la propria giunta.

Nel caso infatti Massa Carrara chiuda definitivamente la porta ad un accordo, per la città delle mura non rimarrebbe che una fusione con Prato e Pistoia, sicuramente però a condizioni ben diverse per quanto riguarda la leadership.

Dal canto suo Pisa attende gli eventi portando avanti il suo progetto con Massa Carrara. Un ruolo da protagonista in questo caso che, magari, potrebbe riportare al tavolo della trattativa anche Lucca con un approccio diverso da quello di qualche mese fa.

Ricordiamo che per il via libera ufficiale al “piano Renzi” mancano ancora i decreti attuativi; un volta approvati questi ultimi, le fusioni dovranno essere completate entro un periodo di novanta giorni.

Daniele Benvenuti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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