Il presidio
La crisi è inarrestabile addio a ben 72 negozi
Alcuni settori mostrano segnali di miglioramento, ma continua ad essere negativo il saldo tra le nuove iscrizioni e le cessazioni di attività
PISA. Il commercio dà segnali di miglioramento, ma la crisi non è ancora finita. Nonostante il ritorno in territorio positivo di consumi e vendite, i negozi tradizionali continuano a diminuire: tra gennaio ed agosto di quest’anno in provincia hanno chiuso 109 attività a fronte di 37 nuove aperture con un saldo negativo di 72 unità. Questo il quadro dell’Osservatorio di Confesercenti che ha analizzato i flussi d’iscrizioni e cessazioni al 31 agosto sia in provincia che in città.
Un dato negativo nel complesso, ma con alcuni settori che registrano una netta inversione di tendenza: su tutti quelli legati al turismo (strutture ricettive e ristorazione) e gli ambulanti. Non si ferma invece la crisi dell’abbigliamento: a Pisa città una sola nuova apertura nei primi otto mesi dell’anno, mentre in provincia il saldo negativo è di 28 unità. «Rispetto agli anni scorsi – spiega Marco Sbrana, direttore di Confesercenti Toscana Nord – il mercato interno mostra qualche segnale di miglioramento, ma per i negozi tradizionali è sempre una fase difficile. Aumentano le aperture in alcuni settori, ma l’emorragia di chiusure non si arresta. A pesare sui negozi tradizionali sono soprattutto la deregulation delle aperture delle attività commerciali: il regime attuale, che prevede la possibilità di rimanere aperti 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno, è insostenibile per i piccoli negozi, che continuano a perdere quote di mercato a favore della grande distribuzione. Se non si modificherà la normativa, i negozi non agganceranno mai la ripresina dei consumi e continueranno a chiudere. Per questo stiamo portando avanti una raccolta di firme per reintrodurre regole su orari e aperture».
Analizzando i singoli settori, spicca il dato relativo alle strutture ricettive: 6 nuove aperture a Pisa città (senza alcuna chiusura), 13 in provincia con una sola cessazione. Ampio turnover, invece, per la ristorazione: nel capoluogo 12 aperture e 10 chiusure, in provincia 20 e 24. Ancora Sbrana: «Il dato delle strutture ricettive riguarda soprattutto bed and breakfast che sia a Pisa che in provincia stanno avendo un vero e proprio boom. Ovviamente, stiamo parlando di quelli regolari e non degli affittacamere abusivi verso i quali stiamo facendo un attento monitoraggio. Le nuove aperture fanno ben sperare che il fenomeno delle strutture “in nero” si stia ridimensionando. Per quanto riguarda la ristorazione – sottolinea il direttore di Confesercenti – il settore è ancora molto richiesto da chi vuole aprire una impresa in proprio, come testimonia il massiccio turnover. Ovviamente il blocco di nuove licenze nel centro storico di Pisa ha fermato le aperture così come per i pubblici esercizi».
Discorso a parte per gli ambulanti, che continuano ad aumentare ininterrottamente da tre anni. «Ormai per questo settore stiamo assistendo ad una crescita costante – aggiunge il direttore di Confesercenti –. Se a Pisa il saldo positivo, che registra un più 5, è comunque frutto di un numero quasi uguale tra iscrizioni e cessazioni, in provincia l’aumento è ancora più consistente (24). Si tratta sia di persone che hanno lasciato il commercio posto fisso i cui costi sono ormai insostenibili per riconvertirsi ad ambulante, ma anche di stranieri che una volta regolarizzati intraprendono la strada dei mercati». Tra i settori in ripresa anche quello delle concessionarie auto che registra un dato positivo sia in città che in provincia: «frutto anche – commenta Sbrana – di una lenta ma costante ripresa del mercato dell’auto». Le note dolenti continuano ad arrivare dall’abbigliamento. Conclude Sbrana: «La crisi per questo settore sembra non voler finire. Fino a qualche anno fa i negozi di abbigliamento e calzature spuntavano come funghi. Adesso è emblematico il dato di Pisa città con una sola nuova iscrizione nei primi otto mesi. Male anche in provincia dove il saldo negativo è di 28 unità. Anche le grandi catene sembrano aver rallentato la loro spinta propulsiva».
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