In provincia sono ben duemila i fondi liberi «Inalterato il fenomeno del caro-affitti»
Meno attività commerciali vuol dire sempre più fondi sfitti. Secondo l’Osservatorio Confesercenti in Italia i fondi commerciali liberi sono oltre 637mila, quasi il 25% del totale disponibile. Il...
Meno attività commerciali vuol dire sempre più fondi sfitti.
Secondo l’Osservatorio Confesercenti in Italia i fondi commerciali liberi sono oltre 637mila, quasi il 25% del totale disponibile. Il dato regionale parla di poco meno di 48.000 fondi lasciati liberi, circa 2.000 nella nostra provincia.
«La situazione è visibile nelle immediate periferie – spiega Marco Sbrana – ma nella nostra città anche nelle aree a ridosso delle principali assi commerciali. Nelle strade ancora di maggior pregio il ricambio è quasi immediato, ma esistono casi in cui gli imprenditori titolari anche del fondo sono costretti a rimanere aperti, pur volendo cessare, per mancanza di qualcuno che subenti. Non è un caso se ad aprire sono ormai solo grandi catene».
Per Sbrana il problema sono gli affitti. «Il caro affitti è ormai evidente, soprattutto in proporzione ai volumi di affari ancora in calo. Per agevolare il ripopolamento di botteghe abbiamo proposto l’inserimento nella prossima legge di stabilità di una norma che permetta di introdurre canoni concordati e cedolare secca anche per gli affitti di locali commerciali. In questo modo si favorirebbe – aggiunge il direttore di Confesercenti – la ripresa del mercato immobiliare, dando allo stesso tempo nuovo impulso alla rinascita del commercio urbano e delle botteghe». Con vantaggi per tutti. Conclude Sbrana: «Il proprietario dell’immobile godrebbe di un beneficio fiscale, le attività commerciali avrebbero un canone ridotto. E per i Comuni un doppio investimento: sociale, con il ripopolamento commerciale, e fiscale. Secondo le elaborazioni dell’ufficio economico Confesercenti, con l’introduzione di un canone concordato e cedolare secca potrebbero rinascere, nell’arco di due anni, circa 190mila negozi».
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