Il Tirreno

Pisa

LA DIFESA

Il costruttore: vi spiego perché non sono mafioso

PISA. «Sono totalmente estraneo alle contestazioni mosse dai pubblici ministeri, le cui ipotesi sono costruite sulla base di una indagine del Ros dei carabinieri che non riporta prove o elementi...

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. «Sono totalmente estraneo alle contestazioni mosse dai pubblici ministeri, le cui ipotesi sono costruite sulla base di una indagine del Ros dei carabinieri che non riporta prove o elementi oggettivi di riscontro, ma dichiarazioni di mafiosi pentiti e di collaboratori di giustizia, rilasciate a distanza di anni».

Le accuse. Andrea Bulgarella mette in fila gli elementi della sua difesa alle accuse di essere un imprenditore a disposizione di “Cosa Nostra”. È indagato dalla Dda di Firenze per impiego di denaro di provenienza illecita in concorso, associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all'appropriazione indebita con l'aggravante, per tutti i reati, del metodo mafioso. Un'inchiesta con dieci indagati, compreso il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, (domani il cda della banca tratterà il caso, ndr) con l'accusa di aver favorito Bulgarella e, tramite l'imprenditore, il boss Matteo Messina Denaro. Secondo Bulgarella le dichiarazioni dei pentiti contribuiscono «costruire un castello accusatorio pieno di molte suggestioni, soprattutto quando si evoca - quasi a voler dare «autorevolezza» a una indagine basata sul nulla - il nome di Messina Denaro, che non ho mai conosciuto e con il quale non ho mai avuto, direttamente o indirettamente, collegamenti di alcun tipo».

Brusca. Riguardo alle dichiarazioni di Brusca, l’imprenditore dice di trovarle «singolari, oltre che inquietante, che un mafioso autore di numerosi efferati omicidi, poi pentitosi, e cioè il pluriomicida Giovanni Brusca, faccia il mio nome dopo 20 anni, parlando, tra l'altro, di me non come Andrea Bulgarella ma di «un Bulgarella». Ed ancor più singolare che su questa sua accusa si ipotizzi la mia vicinanza ad ambienti mafiosi. Come anche le pietre sanno, sono andato via dalla Sicilia proprio per sottrarmi al sistema affaristico degli appalti (che, va da sé, non è affatto diverso da quello di altre regioni d'Italia), impiegando nelle mie attività risorse lecite provenienti dalle legittime attività imprenditoriali nel settore pubblico e privato».

«La mafia mi dava dello sbirro». In una lunga nota il costruttore sostiene che «negli atti d'indagine gli stessi carabinieri, seppur “leggendo” questi episodi con un grave pregiudizio, ricordano le circostanze in cui, quando ho operato da imprenditore in Sicilia, mi sono rifiutato di pagare chicchessia. Agli atti dell'indagine c'è una intercettazione, non contenuta nel decreto di perquisizione, in cui un noto capo mafia trapanese, dialogando con altri mafiosi, mi definisce “sbirro”. Se il mafioso dà dello “«sbirro” a qualsiasi altro soggetto che non appartenga alle forze dell'ordine o alla magistratura, ma, per esempio, a un imprenditore, in Sicilia significa una sola cosa: che è un infame, un nemico, uno di cui non ci si può fidare. Se per la mafia trapanese Bulgarella è uno “sbirro”, come si può dipingerlo come colluso?»

I debiti. Sottolineando, a suo dire, la contraddittorietà dell’accusa di aver investito con l’aiuto della mafia e la realtà di 160 milioni di debiti con le banche, il costruttore si domanda «come posso avere avuto la disponibilità di ingenti capitali se, di contro, sono costretto a ricorrere al finanziamento delle banche per la gestione delle mie attività imprenditoriali?»

«Errore di persona». La Dda individua in Luca Bellomo l’anello di congiunzione tra Bulgarella e Messina Denaro. «Tra le ditte fornitrici dei miei alberghi c'è quella di Luca Bellomo, imprenditore sposato con la nipote di Matteo Messina Denaro – spiega Bulgarella –. Basta questo per sostenere il mio presunto collegamento con il latitante? Proprio su questa circostanza, chiarisco, senza tema di smentita, di non avere mai avuto contatti diretti con il Bellomo, ma solo rapporti commerciali con la ”Schonhuber Franchi” e con la “Bottega dell'Albergo” di cui il Bellomo aveva la rappresentanza. Mi sono più volte recato nella sede della “Schonhuber Franchi” a Bolzano, e mai negli uffici del Bellomo, non sapendo neanche dove gli stessi siano ubicati. Noi compravamo prodotti “Schonhuber Franchi”, non prodotti Bellomo ! Negli atti d'indagine, invece, si lascia intendere che i circa 500 mila euro di forniture commissionate alla “Schonhuber Franchi”, siano soldi andati a Bellomo. E' documentatamente falso ! E' la “Schonhuber Franchi” di Bolzano che doveva preoccuparsi di scegliere i propri agenti, non certo gli acquirenti. Da un evidente travisamento del contenuto di una intercettazione telefonica, il beneficiario di un assegno, a pagamento di una fornitura, da “Belloni” (il nome esatto), diventa, non si capisce come, “Bellomo”; e questo travisamento viene trasformato nella “prova” di un pagamento disposto a favore del nipote di Messina Denaro.

«Non dormo da giorni». Bulgarella conclude scrivendo di essre stato «catapultato in un tritacarne mediatico che mi dipinge come colluso con la mafia, e, peggio ancora, come “uomo di Messina Denaro”. Non ci dormo la notte: è una infamia, una inaccettabile calunnia che non sopporto e dalla quale mi difenderò con ogni mezzo e in ogni aula giudiziaria. Di mezzo c'è la dignità, l'onore e il decoro mio e di quanti, a vario titolo, lavorano con me. Se le cose che ipotizzano sul mio conto sono vere, che mi arrestino subito. Diversamente, proprio perché si tratta solo di ipotesi investigative che sono certo di chiarire con inoppugnabili elementi di fatto, pretendo rispetto per quello che oggi è Andrea Bulgarella: un imprenditore pulito, dalla parte dello Stato, che non merita l'onta di accuse infondate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web