Il Tirreno

Pisa

La lotta

Università, ricercatori in rivolta per il blocco-stipendi

di Mario Neri
Università, ricercatori in rivolta per il blocco-stipendi

I prof minacciano di non partecipare alla Valutazione della ricerca con cui il Ministero attribuisce i finanziamenti. Il rettore si arrabbia: «Autolesionisti, rischiano di farci perdere fondi»

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PISA. Adesso è «lotta dura». Boicottaggio. «Finché il governo non ci paga gli scatti di anzianità non ci facciamo valutare dal ministero, anche a prezzo di farne pagare le spese all’ateneo». Finora ricercatori e professori associati delle università italiane erano scesi in piazza, avevano occupato i rettorati, perfino fermato la didattica pur di ottenere lo sblocco degli stipendi congelati dall’era Tremonti. Da qualche settimana le mailing list della protesta si sono riempite di messaggi che invitano a una nuova forma di mobilitazione. Una battaglia a cui sarebbero pronte decine di persone anche a Pisa e che ha già fatto scattare l’allarme a Palazzo alla Giornata.

Non pochi prof dell’università di Pisa hanno annunciato di volersi «astenere» dalla Vqr (Valutazione della qualità della ricerca), il grande processo di monitoraggio con cui il ministero dell’Istruzione - attraverso l’Agenzia nazionale di valutazione delle università - dà le pagelle agli atenei e poi distribuisce le quote premiali dei trasferimenti statali. Non una cosa da poco.

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Da quest’anno il Miur ha modificato i criteri di assegnazione dei finanziamenti, attribuendo ai premi una fetta consistente dei fondi totali, il 20%. E siccome a Pisa in media arrivano circa 200 milioni, sono circa 40 quelli in bilico. Il meccanismo è chiaro: meno docenti partecipano alla valutazione più l’ateneo scenderà nelle classifiche subendo un taglio alle risorse per la ricerca.

Numeri precisi sulla portata della adesione al boicottaggio per ora non ci sono. Dieci o dodici al massimo le lettere formali inviate da alcuni “ribelli” al rettore Massimo Augello, messaggi in cui ricercatori e associati motivano la contestazione, ma solo in pochi avrebbero deciso di uscire allo scoperto. Si sa che a Pisa almeno un centinaio di prof non ha ancora eseguito le procedure di accreditamento, e il tempo per farlo starebbe per scadere. Il click day è fissato per il 15 ottobre. L’università infatti ha chiesto al personale docente di registrarsi entro quella data al portale nazionale e di ritirare il codice identificativo che servirà a caricare sul database del ministero i documenti e le pubblicazioni scientifiche da sottoporre alla valutazione dell’Anvur.

Per questo mercoledì scorso il rettore in senato accademico è stato durissimo e ha chiesto ai componenti dell’organo di governo di approvare una delibera netta: chi non partecipa alla Vqr sarà «escluso dall’assegnazione di tutti i finanziamenti di ateneo». Per ora non è ancora operativa, manca solo il via libera del Cda, ma si riunirà domani, mercoledì 14 ottobre, e nessuno ha dubbi sull’esito della seduta. «Ho espresso la mia solidarietà a chi protesta e ritengo che la contestazione sia legittima - dice Augello al Tirreno - Ma ho detto chiaramente che è il metodo ad essere irrituale, perché è autolesionistico e non sposta peraltro di una virgola le posizioni del ministero e del governo».

Per i promotori della protesta quella delibera però ha il sapore di un «ricatto», una «ritorsione», la definisce addirittura Carlo Ferraro, prof torinese e coordinatore della mobilitazione nel Paese. «Va specificato che non ci rifiutiamo di essere valutati, tant’è che molti di noi hanno già caricato curricula e pubblicazioni sul portale - dice Enrica Salvatori, associata di Storia medievale - Ma per partecipare alla Vqr il ministero ci chiede di ritirare il codice e di selezionare dieci titoli fra quelli che riteniamo i nostri migliori lavori della carriera. E finché non riceveremo garanzie sullo sblocco degli stipendi non lo faremo».

La speranza è che il governo cambi rotta con la legge di stabilità e decida di non prorogare il blocco. Perfino la Consulta lo ha ritenuto illegittimo e quella degli universitari è rimasta l’unica categoria fra gli statali a cui si applichi ancora. «La scadneza nazionale per registrarsi e ritirare il codice è il 30 novembre - dice Anna Iuliano, prof associato di Chimica - quella è la nostra deadline. Entro quella data confidiamo che i rettori italiani si siano fatti sentire. Poi si vedrà».

Ora la palla passa ai direttori. «Ho chiesto anche a loro di fare moral suasion sui membri delle loro strutture - dice Augello - Credo che siano i primi a non voler rischiare di perdere peso e prestigio a livello nazionale». Eppure per ricercatori e professori associati che in Italia stanno promuovendo il boicottaggio del processo Anvur, Augello sarebbe uno dei pochissimi rettori, insieme a quello di Bari, ad aver «minacciato ritorsioni» sulla distribuzione dei finanziamenti interni all'ateneo. Il portavoce della contestazione Carlo Ferraro, in una mail inviata ai docenti, invita così alla resistenza: «Oltre che essere una minaccia inaudita e spropositata, ricordate loro non soltanto che la nostra azione è temporanea, ma che se davvero la metteranno in pratica molti di noi non avranno più le risorse per fare ricerca, non avranno quindi lavori da esibire alla Vqr successiva» e dunque «sono loro che stanno programmando, per il futuro, di danneggiare l'ateneo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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