Il presidio
«Non siamo squadristi: ci sentiamo offesi»
Boni, presidente del consorzio “Pisa dei Miracoli”: abbiamo sbagliato, ma difendiamo il nostro lavoro
PISA. «Sì, la nostra protesta in consiglio comunale è stata abbastanza colorita. Mai ci siamo spinti così tanto in là. Ma veniamo anche da quattro anni logoranti per noi e le nostre famiglie», dice Gianmarco Boni, presidente del consorzio dei bancarellai “Pisa dei Miracoli”, leggendo gli appunti presi su un foglio.
Nella stanza dell’Hotel Pisa Tower di via Pisano ci sono altri ambulanti di piazza Manin. Ascoltano in silenzio. «Mai abbiamo pensato di fare una cosa del genere», prosegue riferendosi al blitz in consiglio comunale dello scorso martedì. «Però dovete considerare che non abbiamo certezze sul futuro delle nostre attività e per questo chiediamo risposte».
Poi una serie di puntualizzazioni: «Non abbiamo mai minacciato di morte qualcuno, non abbiamo preso a spintoni i consiglieri comunali e non abbiamo lanciato oggetti verso il sindaco. Abbiamo sbagliato, è vero, ma veniamo da un lunghissimo silenzio dell’amministrazione comunale sulla nostra vicenda dopo numerose sollecitazioni».
Quando accaduto a Palazzo Gambacorti, prosegue Boni, «ha avuto per noi conseguenze tragiche: sui social hanno scritto che siamo peggio dei rom, ci hanno dato tutte le colpe e poi siamo stati attaccati da più parti anche con un’espressione come “squadrismo organizzato”», frase pronunciata dal sindaco Filippeschi dopo il blitz. I bancarellai non ci stanno: «Ho 44 anni, sono incensurato, come lo sono tutti i miei colleghi. La parola squadristi non ci appartiene e ci sentiamo offesi. Stiamo difendendo il nostro posto di lavoro».
Infine: «Sappiamo ormai che non sarà piazza del Duomo la nostra collocazione finale e nemmeno piazza Manin: ma qual è allora la terza strada?».
Da parte dell’avvocato Verità, oltre a ribadire che il blitz in consiglio comunale è stato «un errore», l’auspicio del ripristino di «un confronto sereno» con l'amministrazione comunale perché questo clima «non lascia tranquilli gli operatori». E poi: «Abbiamo chiesto all’Azienda ospedaliera di avere accesso agli atti dei lavori alle Sinopie, ma non ci è stato permesso». In conclusione un appello a Regione e Comune perché «provvedano e compiano passi in avanti per arrivare ad una soluzione definitiva».
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