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I bancarellai al Comune: "Vogliamo certezze sul nostro destino"

La contestazione dei bancarellai in consiglio comunale
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La contestazione dei bancarellai in consiglio comunale

Dopo il blitz in consiglio: “Sappiamo ormai che la soluzione definitiva per i nostri banchi non sarà Piazza del Duomo e nemmeno piazza Manin. Ma la terza strada qual è?”

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PISA. “Sì, la presenza in consiglio comunale è stata abbastanza colorita e mai ci eravamo spinti a tanto. Però non è vero che abbiamo minacciato qualcuno e che abbiamo lanciato oggetti verso il sindaco. Mai avevamo pensato ad arrivare ad azioni del genere, ma non abbiamo un futuro, veniamo da quattro anni logoranti e chiediamo risposte sui nostri posti di lavoro”. Conferenza stampa dei bancarellai di piazza Manin, riuniti nel consorzio “Pisa dei Miracoli”, rappresentato dal presidente Gianmarco Boni e del vicepresidente Stefano Perini, con al fianco il loro legale, l’avvocato Stefano Verità. Gli ambulanti che vendono souvenir chiedono all’amministrazione comunale di “avere certezze” sulle loro attività “dopo un lunghissimo silenzio” da parte di Palazzo Gambacorti.

“Sappiamo – dicono – che la soluzione definitiva per i nostri banchi non sarà Piazza del Duomo e nemmeno piazza Manin. Ma la terza strada qual è?”. Aggiungono anche di “essersi sentiti offesi” di fronte ad espressioni come “squadrismo organizzato”, quella usata dal sindaco Filippeschi dopo il blitz in consiglio comunale.

Presente alla conferenza su invito del consorzio, il vicepresidente della Confesercenti, Giulio Garzella, che ha auspicato da parte dell’amministrazione comunale “il rilancio del progetto che prevede lo spostamento delle bancarelle nell’area del Santa Chiara secondo il piano approvato dalla giunta Floriani”.

Al tempo stesso resta valida la possibilità di acquisto del palazzo dei Trovatelli, da parte dei commercianti che vorranno esporsi in quel tipo di investimento. Da parte dell’avvocato Verità, oltre a ribadire che il blitz in consiglio comunale è stato “un errore”, l’auspicio del ripristino di “un confronto sereno” con l’amministrazione comunale perché questo clima “non lascia tranquilli gli operatori”.

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