Il Tirreno

Pisa

Bulgarella: «I dipendenti saranno in piazza con me»

La reazione del costruttore accusato di favorire e avere il sostegno di Cosa Nostra Il Ros: «Anche per il papà di Messina Denaro era a disposizione della mafia»

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PISA. «Sono stato l’unico a fare l’antimafia. Io l’ho fatta, lo Stato no».

Non sposta l’asse della sua difesa, per ora emotiva e reputazionale - quella tecnica è affidata al pool di avvocati - l’imprenditore Andrea Bulgarella, 69 anni, di Erice (Trapani), “pisano” dagli anni Novanta, indagato dalla Dda di Firenze per impiego di denaro di provenienza illecita in concorso, associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all'appropriazione indebita con l'aggravante, per tutti i reati, del metodo mafioso. Un’inchiesta con dieci indagati, compreso il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, con l’accusa di aver favorito Bulgarella e, tramite l’imprenditore, il boss Matteo Messina Denaro.

Annuncia il costruttore: «Ho ricevuto la solidarietà dei miei dipendenti. Vogliono scendere in piazza con un cartello: “Se Bulgarella è mafioso anche noi siamo mafiosi”. Sono con me al cento per cento».

Messina Denaro padre e figlio. Stando ai carabinieri del Ros, Bulgarella non sarebbe stato collegato solo con Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993. Pure il padre del capo dei capi, Ciccio Messina Denaro, conosceva l’imprenditore. Si legge nel decreto di perquisizione: « Anche Angelo Siino, in data 14 aprile 2000, aveva riferito sui problemi che sia Bulgarella che il cognato Giuseppe Poma avevano creato all’interno del sodalizio mafioso perché non sempre obbedivano a Vincenzo Virga e che addirittura li volevano ammazzare. Ed era stato proprio Siino a calmare le acque dicendo al Virga che avrebbe risolto i problemi. Siino, sentito dal pm in data 10 febbraio 2014, ha specificato di aver conosciuto personalmente il Bulgarella e che sia Ciccio Messina Denaro che Filippo Guttadauro, rispettivamente padre e cognato del latitante Matteo Messina Denaro, gli dissero che lui, nonostante “babbiasse”, cioè scherzasse, era a disposizione della famiglia mafiosa, interessata a seguire le sue iniziative imprenditoriali. Siino ricorda anche che altro imprenditore della zona, Rosario Cascio, che aveva una grande cava che forniva calcestruzzo e cemento in tutta la Sicilia, intorno all’anno 1997 gli disse che Ciccio Messina Denaro gli aveva chiesto di avere “un occhio di riguardo” nei confronti del Bulgarella nella fornitura del cemento».

La lettera aperta. Nel febbraio 1999 a Trapani arrivò la commissione nazionale antimafia presieduta dal socialista Ottaviano Del Turco. Agli atti dei suoi lavori anche una lettera aperta scritta da Andrea Bulgarella. «Ho capito – scriveva l'imprenditore trapanese – che l'indirizzo da parte degli organi di controllo è quello di escludere dagli incontri gli imprenditori, confermando l'ipotesi che ogni qualvolta le imprese sperano di poter interloquire con le istituzioni quest'ultime appongono se non disprezzo e sospetto, non celata, anzi palese indifferenza. Mai nessuno ha detto o fatto rilevare che più del 90% dei grossi appalti in questo territorio è stato realizzato da cooperative ed imprese del Nord. Mi piacerebbe sapere quante di queste opere siano state realizzate in maniera trasparente». Ecco cosa diceva delle banche: «Non operano alcun investimento sul territorio, continuano a vessare gli imprenditori con tassi elevati, di contro si occupano solo di raccolta dei depositi, ieri sporchi, oggi puliti».

Comune-Bulgarella. Una città in comune-Prc hanno chiesto al Comune tutta la documentazione relativa alle opere di Bulgarella sul territorio pisano.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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