Il presidio
Parkinson e Alzheimer: nuova ricerca
Pisa, la clinica neurologica di Bonuccelli porterà avanti il progetto
PISA. Le malattie di Parkinson e di Alzheimer verranno studiate con l’impiego dei macchinari più sofisticati a Pisa, grazie al finanziamento del Ministero della Salute. Referente è l’Unità Operativa di Neurologia all’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana. «E’ un grosso impegno scientifico ed organizzativo che ci onora e per il quale metteremo a disposizione le nostre conoscenze», ha detto il direttore, Ubaldo Bonuccelli.
Parkinson. Già da tempo impegnata a livello internazionale in questo specifico settore grazie alla nuova risonanza magnetica, unica in Italia ed ubicata a Pisa alla Fondazione Imago, l’èquipe (Mirco Cosottini, neuroradiologo e Roberto Ceravolo, neurologo) studia la possibilità di riconoscere alterazioni in precise aree del cervello, prima della comparsa dei disturbi. «Lo scopo del nuovo progetto – spiega Bonuccelli - è di estendere tale osservazione anche a soggetti che, pur non essendo malati, hanno un alto rischio di sviluppare nel tempo il problema. Esistono forme genetiche ed i soggetti, sebbene senza disturbi per lunghi periodi, possono andare incontro a malattia. Analogamente, anche quando la malattia di Parkinson non sia genetica, esistono sintomi cosiddetti pre-motori, proprio perché quando presenti sono associati ad alto rischio di sviluppare tale affezione».
Alzheimer. Il secondo progetto (coordinato da Filippo Giorgi della Neurologia di Pisa in collaborazione con Nicola Pavese, dell’Imperial College di Londra), mira a confermare l’ipotesi di un’infiammazione in una piccola zona cerebrale, il locus coeruleus, che provocherebbe l’accumulo di una sostanza anomala, l’amiloide, con tutti i disturbi che si conoscono. «I pazienti – continua Bonuccelli – saranno sottoposti ad una risonanza magnetica simile a quelle già effettuate di routine in molti malati, ma mirata alla visualizzazione del Locus Coeruleus, in collaborazione con i ricercatori della Fondazione Monasterio. In alcuni di essi sarà valutato anche il suo contributo all’infiammazione cerebrale mediante la tomografia ad emissione di positroni, con un tracciante specifico per l’attivazione delle cellule gliali. La speranza è di trovare nuovi indicatori diagnostici precoci della predisposizione a sviluppare Alzheimer nei singoli pazienti, anche in vista di eventuali terapie future. Purtroppo tali cure, mirate proprio a ridurre il rischio di progressione verso la malattia in persone predisposte, non sono ancora a tutt’oggi disponibili». Attualmente sono colpite da queste malattie degenerative, a Pisa e provincia, circa cinquemila persone, con il coinvolgimento assistenziale delle famiglie e degli operatori sanitari.
Gian Ugo Berti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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