Il Tirreno

Pisa

Con il sesso impariamo a comunicare

di Sharon Braithwaite
Con il sesso impariamo a comunicare

PISA. «Parlare di pornografia è una rivendicazione politica», dice Silvia Corti, in arte Slavina. Ma il folto pubblico che venerdì sera ha riempito il Teatro Rossi dimostra che, prima di tutto, è un’e...

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PISA. «Parlare di pornografia è una rivendicazione politica», dice Silvia Corti, in arte Slavina. Ma il folto pubblico che venerdì sera ha riempito il Teatro Rossi dimostra che, prima di tutto, è un’esigenza umana intergenerazionale al di là dei generi maschile e femminile. Slavina va oltre il concetto tradizionale di porno e gli annessi luoghi comuni: parla di post-pornografia e femminismo, ovvero della libertà delle donne di parlare di sesso senza freni e inibizioni, di condividere con gli altri le proprie fantasie senza essere considerate delle poco di buono. Non a caso, una delle prime domande che le organizzatrici del casting “Le ragazze ti cercano” hanno rivolto ai partecipanti, riguardava i loro sogni erotici. Le risate divertite del pubblico hanno fatto da sottofondo. «Mi dispiace deludervi, ma stasera non si spoglierà nessuno – ha esordito Slavina, suscitando l’ilarità dei presenti e anche qualche espressione di disappunto (non a caso qualcuno che sperava di vedere nudità ha deciso di abbandonare la sala) –. Questo è un gioco che, ahimè, avrà solo tre coraggiosi partecipanti. Il mio invito, ovviamente, è quello di farsi avanti. L’obiettivo di questo progetto sperimentale è quello di rendere comunicabile il sesso, cosa che in un paese sessuofobico è di fondamentale importanza». E qualcuno si fa avanti, alla fine, ma solo quando gli spettatori hanno capito il vero leit motiv della serata. Più che di vedere e toccare, si è trattato di parlare, guardare, interrogarsi, fantasticare, anche mentendo spudoratamente. Due donne e tre uomini hanno messo in gioco sé stessi, senza rivelare la loro vera identità. Se lavorare nella pornografia oggi è causa di stigmi e imbarazzi (come ha affermato Slavina), lo è ancora di più se le selezioni del cast avvengono in una città di provincia come Pisa. Ma cosa ha spinto due giovani donne a partecipare? Una delle due aveva già partecipato a un casting di questo tipo ed era molto spigliata e sicura di sé. Entrambe sono state spinte dalla curiosità di provare, sperimentare e divertirsi. Nella splendida cornice del Teatro Rossi, sotto le accecanti luci dei riflettori, si sono sentite libere a tal punto da confidare a decine di perfetti sconosciuti seduti al buio, in platea, la loro intimità, gusti sessuali compresi. Il concetto di post-pornografia di Slavina include anche la consapevolezza della propria identità e dignità, in una società che incentiva l’omologazione. «Si può anche dire liberamente cosa non ci piace fare – ha sottolineato Slavina, che si definisce pornografa ma anche sex educator –. Si può dire di no al proprio partner e continuare ad amarlo e desiderarlo». E qualche partecipante rimane stupito dall’affermazione. Nella corazza della paventata sicurezza nell’esporre i propri pensieri, compare una sottile crepa: l’incertezza traspare e confonde i confini tra il desiderato, desiderabile e il socialmente accettabile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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