Il Tirreno

Pisa

Sulle frane gestione superficiale e gravi responsabilità

di Sharon Braithwaite
Sulle frane gestione superficiale e gravi responsabilità

Ripafratta: le conclusioni della commissione d’indagine in una relazione portata all’attenzione del consiglio

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SAN GIULIANO TERME. I dipendenti comunali hanno avuto, anche se a livelli diversificati, responsabilità nella gestione di atti e provvedimenti relativi alle frane che si sono verificati dal marzo 2013 al dicembre 2014 in via Fattori a Ripafratta. È questa la pesante conclusione della relazione finale della commissione speciale d’indagine sulla frana che, quasi un anno fa, distrusse la casa della famiglia Grassotti. Tale documento è stato approvato giovedì 8 dal consiglio comunale, col voto contrario di Giusto Nicosia, e sarà inoltrato alla Procura della Repubblica. Inoltre, un ordine del giorno ha impegnato il segretario comunale a valutare l'eventuale apertura di procedimenti disciplinari nei confronti del personale citato nella relazione. Nell’attività amministrativa esaminata la commissione ha rilevato: «superficialità e scarsa attenzione nella gestione dei diversi iter procedurali – si legge nel testo della relazione –; mancato rispetto di elementari principi nella gestione delle prassi amministrative; mancato rispetto di principi normativi fondamentali in materia di procedimento amministrativo e trasparenza; mancata comunicazione e scambio di informazioni e documentazione tra i due settori coinvolti nei procedimenti e nelle attività amministrative necessarie, a seguito dei primi due eventi franosi verificatisi tra marzo 2013 e marzo 2014». La commissione non ha individuato dirette responsabilità politiche nella gestione degli eventi, «anzi per quanto riguarda il primo evento franoso (marzo 2013), chi aveva il potere di indirizzo l’ha esercitato in maniera corretta, adottando un’ordinanza – afferma Mauro Parducci, vicepresidente della commissione che ha presentato la relazione al consiglio –, che imponeva al proprietario del monte di mettere in sicurezza il costone roccioso. Con tale ordinanza il sindaco incaricava il settore lavori pubblici e la polizia municipale affinché verificassero che questi ordini fossero rispettati».

Per quanto riguarda, invece, la seconda frana (marzo 2014), le cose sono andate diversamente: «la parte politica dell’amministrazione non ne fu messa a conoscenza. C’è stata una mancanza di comunicazione tra i settori opere pubbliche e edilizia privata: uno dei due sapeva del secondo evento franoso ma non l’ha comunicato all’altro, incaricato di vigilare sull’area – aggiunge Parducci –. L’attuale amministrazione, invece, è intervenuta prontamente subito dopo la terza e ultima frana: due ordinanze imponevano la messa in sicurezza del costone e l’inagibilità delle abitazioni. Inoltre, un geologo di fiducia dell’amministrazione è stato incaricato di verificare la situazione e le sue conclusioni non sono di certo incoraggianti: “non c’è il rischio che frani l’intero monte, ma il fronte franoso è ancora in movimento, quindi fate attenzione”». Parducci ha concluso il suo intervento con una domanda: «Se dopo la frana del marzo 2013 i responsabili del settore Opere pubbliche avessero adempiuto con diligenza e attenzione quanto prescritto nell’ordinanza, l’evento del dicembre 2014 si sarebbe verificato oppure no?».

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