Il presidio
«Sfido i magistrati a dimostrare che sono mafioso»
Bulgarella, indagato, contesta la linea della Procura: mi portino le prove delle accuse, Brusca dice fesserie
PISA. «Sono ferito, ma non morto. Ben vengano le perquisizioni se servono a fare chiarezza. Io mafioso? La mia storia dice tutt’altro».
Andrea Bulgarella, 69 anni, siciliano di Erice (Trapani), “pisano” dagli anni Novanta, è indagato per ricettazione in concorso, associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’appropriazione indebita con l’aggravante del metodo mafioso. Nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, in tutto sono indagate dieci persone, tra le quali il vice presidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona. Il sospetto dei magistrati è che Bulgarella abbia collegamenti diretti o indiretti con il capo dei capi, Matteo Messina Denaro, pure lui trapanese, latitante dal 1993. Un rapporto che lo avrebbe avvantaggiato nella sua attività imprenditoriale, ottenendo considerazione e prestiti dalle banche, in cambio di un contatto continuo con un nipote acquisito del superboss, Girolamo Bellomo, detto Luca, 38 anni, di Palermo, in carcere per associazione a delinquere di stampo mafiosa dal novembre 2014.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.12233896:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2015/10/09/news/la-dinamite-davanti-a-casa-poi-la-fuga-e-gli-affari-a-pisa-1.12233896]]
Da quanto tempo conosce Luca Bellomo?
«L’ho visto una volta a una fiera. Non sono un cliente di Bellomo in sé. Sono cliente di un’azienda leader mondiale (Bellomo & C. Sas, ndr) di forniture alberghiere. Lui fa il rappresentante. Non ci ho mai trattato. Questa azienda lavora in tutta Europa e in Italia. Ho conosciuto il papà nel 1980, anche lui era rappresentante».
Vuol dire che non sapeva che Bellomo era nipote di Matteo Messina Denaro?
«L’ho saputo ultimamente, ma non ho mai avuto con lui alcun rapporto. Se era un parente di Messina Denaro perché non lo hanno fermato prima? Scusi, ma se lei va a comprare un’auto in una concessionaria e il venditore è un mafioso significa che anche lei è mafioso?»
Siamo alla congiura?
«Questo è il prezzo che si paga quando si è siciliani. Un siciliano che lavora e ha la colscienza a posto. Sono cresciuto con due fari: lo Stato e le banche».
Non si può lamentare delle banche. Con Unicredit aveva un’esposizione di 60 milioni di euro sui 150 totali e volevano salvarla dal fallimento.
«Aiutare me? Ma se sono in lotta con Unicredit e con altre banche. Quando dovevano aiutare gli imprenditori seri, le banche si sono ritirate. Io ho fatto causa agli istituti di credito».
Veramente per lei si muove il numero due di Unicredit, Palenzona che, stando all’accusa, ha fatto pressioni sui manager della banca per passare il piano di salvataggio sul quale i dirigenti avevano espresso parere negativo.
«Magari trovassi un santo un paradiso. Loro fanno i loro interessi e basta. Io ho combattuto contro tutto e tutti per andare avanti».
Con Littara (ex dg della Bcc di Cascina poi commissariata) c’era un legame che andava oltre il rapporto cliente-direttore. Le ha concesso affidamenti impensabili per altri correntisti.
«Littara è un grande bancario. Come lui non ne esistono più. Ha sempre fatto inetressi della sua banca. Prima con la Cassa di Risparmio di Pisa e poi con Cascina. Si figuri che avevo finanziamenti inferiori a quelli dei miei fornitori. Ho fatto ricorso anche lì. Dalle perizie che ho commissionato è emerso che pure loro devono dare i soldi a me. Gli sto facendo causa».
Veniamo alle accuse di mafia. I pentiti Giovanni Brusca e Angelo Siino (“ministro” dei lavori pubblici di Cosa Nostra fino ai primi anni '90“) dicono che «Bulgarella era a disposizione di Cosa Nostra».
«Dirò al momento giusto dov’è il marcio. Io di marcio non ne ho. Brusca non mi conosce. Dice che sono cugino di Puccio. Sono tutte fesserie. Parlano per sentito dire. Mi portino le prove. Parlano di un mio cugino. Tutte le questure e i carabinieri mi conoscono, sanno chi è Andrea Bulgarella».
Dopo questa indagine le sue attività economiche sono a rischio?
«Più perquisizioni fanno e meglio è. La mia storia dice che sono sempre stato io a denunciare gli altri quando le cose non andavano. Quali sono i favori? Con Unicredit sto facendo una battaglia per i soldi che mi devono per l’applicazione degli interessi sugli interessi passivi. Questa inchiesta rappresenta tutto il contrario di quello sono».
Il gruppo non si ferma? Niente licenziamenti?
«Sostengo prima i miei dipendenti. Sono uno dei pochi imprenditori edili che non ha licenziato. Lotterò fino alla fine per non licenziare, poi per terminare i miei cantieri e, infine, dimostrerò quello che sono. I cantieri non si bloccano. Perché si devono fermare?
Perché magari qualche banca ora le chiede di rientrare.
«Si va avanti. Ho svenduto tanto per pagare tutti».
Lei ha sempre detto di essere fuggito dalla Sicilia per allontanarsi dalla mafia.
«È la mia storia. A Pisa ho lavorato nella legalità. Gli altri non lo so. Bulgarella costruisce in modo serio con qualità e nel rispetto della legge. Sono orgoglioso di quello che ho fatto, non solo in Toscana, ma in tutta Italia».
Bulgarella di nuovo contro tutti?
«Se uno riflette è giusto che le istituzioni controllino, facciano perquisizioni, così capiscono bene. E magari ne esco anche più forte. Siamo stati noi a dare le carte agli investigatori. Non abbiamo niente da nascondere. È un’inchiesta che distrugge l’immagine di chi lavora. Mi si accusa di essere un mafioso che non conosce neanche un mafioso. Sono ferito, ma non morto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
