Il presidio
La Pantera protesta con i toni da stadio
Cori, petardi e fumogeni: gli studenti sfilano in centro
PISA. «Abbattiamo i muri, costruiamo il futuro». La “Buona scuola” unisce nella protesta studenti medi ed universitari. Ieri, nella giornata di mobilitazione nazionale studentesca, in circa 300 sono scesi in piazza per contestare ancora una volta la riforma della scuola varata dal governo Renzi e per lanciare una nuova mobilitazione.
«Contrastare l’applicazione della Buona scuola», l’obiettivo dichiarato. Bandiere, slogan, petardi e fumogeni. Dietro lo striscione “Per i nostri diritti ripartiamo dalla scuola”, oltre duecento studenti medi, dopo il concentramento in piazza Guerrazzi, hanno sfilato pacificamente per il centro cittadino, invadendo le principali arterie stradali con inevitabili conseguenze al traffico veicolare. «La nostra scuola è pesantemente sotto attacco - spiegano i manifestanti, seguiti da un imponente contingente di forze dell'ordine -. La riforma approvata dal governo Renzi distruggerà ancora di più la scuola in termini di insegnamento, sicurezza, autonomia e libertà di organizzare e di partecipare ad attività all’interno della scuola. Questo per far spazio agli stage formativi, che in realtà significano lavoro gratuito. Rispediamo al mittente questa riforma, scendendo in piazza e bloccando le scuole». La manifestazione, organizzata dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli studenti, ha visto la partecipazione anche dei militanti del Collettivo autonomo studenti pisani, Rifondazione comunista, Giovani comunisti e del Partito comunista dei lavoratori. «Abbattere il muro della Buona scuola, fare spazio al nostro futuro», il leitmotiv della manifestazione. Non solo Buona scuola. A finire sotto accusa anche il caro trasporti e le precarie condizioni strutturali degli edifici scolastici. «La scuola deve essere un diritto, non un pericolo», urlano gli studenti dal cassone del camion che precede il corteo, trasformato nell’occasione in una sorta di palco. Dopo aver attraversato Corso Italia, lungarno Gambacorti e ponte Solferino, al corteo si è unito anche lo spezzone di circa 50 studenti universitari riunito in presidio in piazza Carrara per contestare il nuovo calcolo dell’Isee che ha tagliato migliaia di borse di studio. Chi fino a pochi mesi fa aveva diritto alla borsa (e quindi alloggio e mensa gratuiti e uno sconto sulle tasse universitarie), dal nuovo anno accademico dovrà pagarsi tutto. «Siamo diventati ricchi e non lo sapevamo», spiegano con una battuta gli studenti, definendo «un’ingiustizia» i nuovi parametri introdotti dal governo lo scorso gennaio. «Lanciamo un messaggio chiaro - continuano -: questo è un modello di scuola e di Università che non ci appartiene e che continueremo a contrastare».
I manifestanti hanno portato in piazza anche temi sociali e politici. Al passaggio sotto Palazzo Gambacorti, chiuso e protetto da un ingente cordone di agenti in tenuta antisommossa, gli studenti hanno pesantemente criticato l’amministrazione comunale e il Pd locale per il recente sgombero del campo rom della Bigattiera e quelli subiti dal progetto Rebeldìa negli anni scorsi. «Una rete di spazi sociali, aperta alle associazione e alla cittadinanza», rivendicano i manifestanti che, dopo aver attraversato lungarno Pacinotti e Borgo Stretto, si sono riuniti in assemblea in piazza dei Cavalieri, dove il corteo si è sciolto.
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