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Il poliziotto da almeno 2 anni era diventato un rapinatore
L’assistente capo della Digos avrebbe confessato agli inquirenti di aver commesso altri colpi Non ricorda luoghi e circostanze. Il movente è legato ai debiti accumulati nel tempo
LUCCA. Da almeno due anni si era trasformato da super poliziotto a rapinatore incallito. Una metamorfosi degna di uno dei più grandi classici della letteratura fantastica di tutti i tempi come «Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde» il capolavoro di Stevenson. E d’altronde Daniele «Lama» Trubiano, 50 anni da compiere a dicembre, aveva una certa dimestichezza con la cultura e la narrativa visto che lui stesso scriveva libri gialli (Da grande voglio fare il tenente Colombo, Il lupo e lo sbirro, L’odore dei funghi - il commissario Brusco Luzzi) e componeva poesie autobiografiche (la raccolta Pensieri di sbirro). In servizio era un poliziotto modello.
Da trent’anni irreprensibile colonna della Digos e dell’anticrimine di Pisa in grado di svolgere delicate inchieste sugli anarchici a Pietrasanta e sul terrorismo arrivando persino ad arrestare Cinzia Banelli, la pentita della Nuove Brigate Rosse. Ma smessa la divisa l’assistente capo dal 2013 avrebbe indossato il passamontagna passando armi e bagagli dall’altra parte della barricata trasformandosi in un malvivente armato di pistola e in grado di svaligiare esercizi commerciali per procurarsi dei soldi. Una metamorfosi spiegabile solamente con il suo disperato bisogno di denaro.
L’interrogatorio chiave. Al giudice delle indagini preliminari Trubiano avrebbe confessato che quella commessa alla Conad di S. Alessio era soltanto l’ultima rapina. «Ne è l’unica che ho compito. Sono due anni che va avanti questa doppia vita e adesso con l’arresto mi sono liberato di un peso». Parole che non lasciano adito a dubbi interpretativi, ma che necessitano di adeguati riscontri. Anche perché il poliziotto-scrittore non ricorda - o almeno al gip, alla procura e alla polizia dice di non ricordare - dove e quando ha messo a segno altre rapine. Se in centri commerciali, istituti di credito, uffici postali. E se nelle province di Lucca, Pisa, Pistoia o Firenze. La squadra Mobile diretta dal commissario Silvia Cascino sta lavorando proprio in quella direzione: riuscire a individuare gli altri colpi messi a segno dall’assistente-giallista. Attraverso le sue assenze dall’ufficio per motivi di salute o nei periodi feriali, l’esame dei dati contenuti nel suo pc e nei cellulari suoi e dei familiari che sono stati sequestrati oltre alla richiesta dei tabulati telefonici degli ultimi due anni per collegare la sua presenza nei luoghi e nelle ore in cui si sono svolte alcune rapine. Un lavoro lungo e decisamente complesso che richiederà alcuni mesi prima di essere completato.
Il movente. Sullo sfondo resta il movente legato all’indebitamento dell’assistente capo.Più di un finanziamento acceso e il conto corrente perennemente in rosso. Il tutto ricollegabile, ma ci sono ancora accertamenti da eseguire, a un tenore di vita superiore a quello imposto ad un ufficiale di polizia giudiziaria che in media non guadagna mensilmente cifre superiori ai 2000-2500 euro. Non emergono infatti ad oggi debiti contratti attraverso il gioco o legate a frequentazioni in locali notturni. In sintesi per gli inquirenti a Trubiano i soldi non bastavano a mantenere il suo status sociale.
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