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Dai grandi cantieri al flop delle Torri
L’ascesa di Bulgarella attraversa due decenni di sviluppo di Pisa. Rossi prende le distanze, Fontanelli sorpreso
PISA. «Arrivai a Pisa quasi per caso negli anni Novanta. Avevo vinto una gara d’appalto per il ministero delle Finanze. Costruii il Centro Forum in zona Media World. A quel tempo eravamo in aperta campagna, come dissero i tecnici del ministero durante il sopralluogo». Così l’imprenditore trapanese Andrea Bulgarella, indagato nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Firenze su infiltrazioni mafiose di clan collegati alla cosca del boss Messina Denaro, raccontava l’inizio del suo rapporto con la città. Un «quasi per caso» che negli anni è diventato un legame a doppio filo mettendo la firma su numerosi progetti che ben si inserivano nei piani di sviluppo di Pisa. Sono gli anni Novanta: quelli di una città che, davanti al futuro spostamento del polo ospedaliero dall’area del Santa Chiara a Cisanello, inizia a pensare ad un nuovo centro, con case e servizi, in affiancamento a quello storico. E’ anche un territorio che ha bisogno di far uscire un pezzo del suo litorale, Calambrone, dall’incuria e dall’abbandono. «Il mio gruppo vuole essere protagonista di questo cambiamento perché abbiamo capito l’anima di Pisa», diceva ancora all’apice del successo.
L’ascesa. I progetti del costruttore siciliano fanno breccia. Da qui il recupero delle colonie di Calambrone a fini turistico-residenziali, e poi l’allargamento del settore con gli hotel Accademia Palace di Ospedaletto e l’Abitalia Tower Plaza sull’Aurelia. Ma sono soprattutto i mega-progetti nella nuova Pisa a far discutere, a dividere: il Parco delle Torri a Pisanova e la Piazza del Terzo Millennio ad Ospedaletto. Tutte idee giocate sul richiamo alla Torre pendente. Senza dimenticare la sponsorizzazione del Pisa Calcio. Di questi progetti, da decine e decine di milioni di euro, comincia quello delle torri nel luglio 2008: ora ne restano gli scheletri bloccati dalla mancanza di finanziamenti.
La politica. «L’esperienza che ho avuto io con l’imprenditore Bulgarella, che allora era già insediato in città, è stata all’insegna della massima correttezza e trasparenza», dice il deputato Paolo Fontanelli, sindaco dal 1998 al 2008. Quando Fontanelli viene eletto (succedendo a Piero Floriani), Bulgarella oltre a costruire il Centro Forum ha già recuperato l’ex Fornace di Riglione. Poi l’accelerazione. «Ha sempre rispettato le previsioni urbanistiche - aggiunge Fontanelli - ed i vincoli nei casi di recupero. Il modo in cui trovava i finanziamenti per i progetti che presentava non è affar del Comune: dall’esterno risultava che i soldi gli arrivavano dalle banche. Di quanto sta accadendo sono sorpreso, anche perché non ho mai avuto modo di pensare altro. Le indagini facciano il loro corso». Netto sulla vicenda il presidente della Regione, Enrico Rossi: «Non conosco Bulgarella, né credo di averlo mai incontrato. E, a quanto mi risulta, non ho mai ricevuto da lui finanziamenti per la campagna elettorale».
Lo stop. L’attualità è fatta soprattutto dagli scheletri che svettano a Pisanova. Una ferita per la città il mancato completamento di un progetto fatto di due torri di 45 metri per 93 appartamenti su 14 piani, con accanto parco e lago artificiale. Posta la prima pietra nel luglio 2008, lo sviluppo del cantiere comincia a bloccarsi proprio con la crisi che ha colpito il settore edile. Sette anni finora di stop e ripartenze.
Le torri. Lo stallo più prolungato è questo, di fronte alla chiusura dei rubinetti bancari. Il gruppo Bulgarella aveva un’intesa con la Banca Popolare di Verona, San Gimignano e San Prospero che poi però è stata acquisita dal Credito Emiliano che ha deciso di non finanziare più quel tipo di attività. La vicenda è finita a carte bollate. I permessi a costruire hanno scadenze, ma i recenti decreti del Fare e Sblocca Italia hanno reso più semplice, proprio come misure anti-crisi, ottenere una proroga. Il che allontana anche l’eventualità di un abbattimento, peraltro dal costo milionario (considerato lo smaltimento dei materiali). Per questo la preoccupazione, come si sente nei palazzi, è soprattutto che «ora le torri restino così ancora per tanti anni».
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