Il Tirreno

Pisa

Tutti in strada e impianti fermi alla Teseco

di Danilo Renzullo
Tutti in strada e impianti fermi alla Teseco

Contestata la scelta aziendale di applicare la cassa integrazione straordinaria per crisi

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PISA. Braccia incrociate, bandiere e impianti fermi. La rabbia operaia scende in strada e per la prima volta i macchinari della Teseco restano spenti. Una cinquantina di dipendenti dell’azienda leader in Italia nel trattamento dei rifiuti speciali e nel settore delle bonifiche dei siti contaminati, si è riunita ieri in presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di Ospedaletto nel giorno dello sciopero indetto per contestare la scelta della società di applicare a tutta la forza lavoro la cassa integrazione straordinaria per crisi, interrompendo, a tre mesi dalla scadenza, i contratti di solidarietà attivati lo scorso anno. La manovra, secondo la società necessaria per far fronte al calo della produzione e dei fatturati, riguarda circa 180 dipendenti, di cui 150 - tra amministrativi e operai specializzati - impiegati nello stabilimento pisano di via Ragghianti (e il restante tra le sedi di Trieste e Torino). Per la prima volta gli operai della società di Ospedaletto hanno incrociato le braccia e contestato le scelte dell’azienda.

«La Teseco - sottolinea Michele Orsi, segretario della Fp-Cgil - ha espresso la volontà di trovare acquirenti o soci per far ripartire le attività aziendali, facendo riferimento anche ad una possibile apertura di un concordato preventivo nel tentativo di salvaguardare la continuità aziendale. L’unica scelta concreta, per il momento, è stata però l’attivazione della cassa integrazione», che sarà applicata per un anno a partire dal 28 ottobre. «Vogliamo confrontarci sulla base di piani industriali seri - continua il sindacato – per salvaguardare il futuro dei lavoratori e quello della Teseco che, nonostante le difficoltà, continua ad essere una realtà d’eccellenza a livello nazionale».

Dalle bonifiche alla Fiat di Torino a quelle all’Ilva di Taranto. Dalle collaborazioni con Eni, Enel, Rai e tutte le più grandi società italiane fino al trattamento dei terreni contaminati. La Teseco rappresenta un’azienda all’avanguardia a livello nazionale e non solo. «Una montagna» che secondo i lavoratori «rischia però di sgretolarsi». La crisi generale, il rallentamento della produzione industriale, il calo delle bonifiche ambientali e «alcune scelte discutibili della direzione, tra le quali la realizzazione di un laboratorio di arte contemporanea», accusa il sindacato, hanno influito enormemente sulla produzione, facendo precipitare i fatturati dell’azienda, passati dai circa 70 milioni del 2010 ai 30 previsti nel 2015. Una crisi produttiva, economica e finanziaria sulla quale pesano anche i crediti che la Teseco vanta da tempo da amministrazioni locali e dall’Ilva di Taranto (oltre tre milioni). Sindacato e lavoratori chiedono all’azienda di chiarire i piani industriali e il futuro dei dipendenti e alle istituzioni (Comune, Provincia, Regione) di convocare un tavolo per «cercare una soluzione al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e i trattamenti economici e normativi dei lavoratori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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