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Pisa

Il futuro della musica? È smartphone

Il futuro della musica? È smartphone

Carlo Massarini ha condotto e moderato la conferenza “Headphone Generation”

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PISA. Il futuro della musica? Si giocherà tra numero di poad cast scaricati e ascolto in streaming, passando per social e piattaforme web che editano programmi radiofonici autoprodotti. Questo quanto si riesce a prevedere dalla prima conferenza dell'Internet Festival 2015 “Headphone Generation” che si è svolta ieri alla stazione Leopolda, condotta e moderata da Carlo Massarini. Tutto cambia a partire dalla fruizione della musica e dalle tendenze di consumo. Una rivoluzione che ha nel cuore uno strumento fondamentale: lo smartphone. Con esso l'accesso alla musica è diventato semplice, fatto di pochi gesti ed ha dei costi “democratici”, nel vero spirito del mondo digitale. In sostanza da vinile e radio siamo passati al cd, da ITunes e il download siamo arrivati allo streaming: un percorso storico che si svolge qui e ora sul mercato della musica e sui modi di ascoltarla e addirittura di produrla, anche senza essere musicisti e persino senza l'uso degli arti principali.

L'argomento si è ampliato infatti nel pomeriggio, tutto dedicato alla musica, con le presentazioni del guru Francois Pachet e di Vahakn Matossian. Relatori di “Headphone Generation” Francesco Baschieri, fondatore di Spreaker, la prima piattaforma web con sede nella Silicon Valley su cui si possono pubblicare contenuti radiofonici autoprodotti; Tiziano Bonini dell'Università di Milano dove insegna comunicazione radiofonica; Lorenzo Fabbri a capo di una business unit del Gruppo editoriale L'Espresso; Francesco Quarna web content manager di Radio Dj; Cinzia Rinelli marketing manager di Deezer, il primo sito di ascolto di musica on demand. Per parlare di cifre nel mondo, o sarebbe più corretto dire universo, della musica on demand, di cui Deezer è sovrano, abbiamo circa 50 milioni di brani e il 46% del mercato in questione si alimenta di digital revenues. Se si pensa che lo smartphone ad oggi ha una penetrazione del 99,9% nelle famiglie italiane il dubbio posto da Massarenti a Cinzia Rinelli è spontaneo: e il tempo? Come si concilia con la difficoltà a gestire queste enormi risorse? Rinelli non ha esitazioni: «La facilità con cui la tecnologia in questo caso - dice - aiuta ad accedere alla musica e personalizzarla, rende semplici i gesti e l'organizzazione del proprio tempo in base a gusti ed esigenze». E la radio di massa che fine farà? Rispondono i dati di Tiziano Bonini: «Il poad cast è una risorsa che sembrava in calo - afferma - ma la ripresa è netta, riguarda molti contenuti radiofonici e ha a che fare con la ricerca comunque della voce e dell'umanità». Quindi comunque grande attenzione al web. Dello stesso parere Francesco Baschieri e Francesco Quarna di Radio Dj, per cui l'umanità, la personalizzazione, la parola in radio sono fattori da rivalutare.

Monia Badalamenti

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