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Crisi alla Teseco, 180 dipendenti in cassa integrazione

Crisi alla Teseco, 180 dipendenti in cassa integrazione

È finita la fase della solidarietà. Proclamato uno sciopero Stamani un presidio davanti all’azienda a Ospedaletto

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PISA. Dopo i contratti di solidarietà, scatta la cassa integrazione. I lavoratori della Teseco di Ospedaletto incrociano le braccia e scendono in piazza per contestare la decisione della società leader nel settore delle bonifiche e del trattamento di rifiuti speciali di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per far fronte al drastico calo della produzione e dei fatturati. Una crisi che coinvolge circa 180 dipendenti, di cui 150 impiegati nello stabilimento pisano di via Ragghianti (e il restante tra le sedi di Muggia, in provincia di Trieste, e Torino) che, dopo essersi riuniti martedì scorso in assemblea, hanno proclamato per oggi uno sciopero dell’intera giornata e organizzato un presidio di protesta davanti alla sede di Ospedaletto. «Fatti non parole», chiedono i dipendenti, dallo scorso anno in regime di solidarietà. Secondo quanto prospettato dall’azienda, la cassa integrazione straordinaria sarà applicata per un anno a partire dal prossimo 28 ottobre per tutta la forza lavoro. Una manovra secondo la società necessaria per far fronte alla grave crisi di natura produttiva, economica e finanziaria che ha investito la Teseco negli ultimi anni. «La richiesta di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per crisi, interrompendo il contratto di solidarietà ancora attivo, rappresenta concretamente il peggioramento della situazione aziendale dovuto alla crisi economica generale e alle scelte poco oculate della direzione aziendale che hanno prodotto un indebitamento di decine di milioni di euro e la mancanza di investimenti», accusa la Fp-Cgil di Pisa chiedendo un incontro ai rappresentanti di Comune, Provincia e Regione «per evidenziare una crisi che rischia di far precipitare la società». «Un tavolo istituzionale – prosegue il sindacato - anche per cercare una soluzione per salvaguardare i livelli occupazionali e i trattamenti economici e normativi di tutti i lavoratori». Nell’ultimo quinquennio, il fatturato della società di via Ragghianti è calato di circa 40 milioni di euro. La crisi generale, il rallentamento della produzione industriale e il calo delle bonifiche ambientali nella grande industria hanno influito enormemente sulla produzione e i ricavi. «L’azienda - prosegue la Fp-Cgil - da tempo annuncia la necessità di applicare scelte drastiche e ha espresso la volontà di trovare acquirenti o soci in grado di collaborare o subentrare per far ripartire le attività aziendali. In alcuni incontri sono stati forniti anche alcuni dettagli sui possibili soci o acquirenti e sulle manovre per salvaguardare la continuità delle produzioni e degli impianti». I piani industriali, però, restano ancora sconosciuti.

Danilo Renzullo

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