Il presidio
Camera di Commercio Pisa si “sposa” con Massa
Una riunione tra le due sedi provinciali apre il percorso ufficiale alla fusione È un atto nuovo: in questo modo rimane tagliata fuori la Cdc di Lucca
PISA. Nel complesso risiko delle Camere di commercio in Toscana, frutto del riordino voluto dal governo Renzi che porterà a 60 gli attuali 105 enti in Italia, ieri c’è stato un colpo di scena. Le giunte di Pisa e Massa Carrara si sono riunite in maniera congiunta a Carrara per aprire ufficialmente il percorso di fusione, che dovrebbe tagliare fuori Lucca, che in questi mesi aveva sempre pensato a un accordo con Massa Carrara chiudendo però la porta all’ingresso di Pisa. Un atto che spariglia le carte dopo che per tutta l’estate sembrava che proprio l’ente di piazza Vittorio Emanuele fosse quello maggiormente in difficoltà. Era infatti tramontata, forse ancora prima di nascere, l’ipotesi naturale di una grande Camera costiera con Livorno. L’ente labronico si era mosso con largo anticipo scegliendo come nuovo compagno di viaggio Grosseto. Percorso già concretizzato dalle due giunte con la nascita della Camera della Maremma e del Tirreno. Considerando poi quasi scontate le fusioni tra Siena e Arezzo e la permanenza autonoma di quella di Firenze, tutti i riflettori erano puntati sul resto della Toscana costiera, su Prato e su Pistoia. A Lucca non hanno mai fatto mistero di essere contrari ad ogni forma di unione con Pisa, puntando decisamente su Massa Carrara. Ovviamente in ballo ci sono i numeri. Pisa e Lucca sono infatti la seconda e la terza Camera della Toscana come imprese iscritte e quindi una loro unione, con Massa Carrara che ha numeri molto inferiori, poteva creare un problema di leadership (leggi, presidenza e sede). Problema che nei mesi scorsi era stato chiaramente evidenziato dalla Confcommercio di Lucca. «L’abbraccio di Pisa - si leggeva in un suo comunicato - non porterebbe nuove potenzialità, destinate a rimanere ben ancorate sotto la Torre pendente, ma andrebbe a togliere una delle ultime forme rimaste di governance ai territori della Lucchesia, della Versilia e della Valle del Serchio». Ma forse questa convinzione che l’accordo con Massa Carrara fosse già fatto, così come i giochi sulla guida del nuovo ente, ha nuociuto proprio ai lucchesi. Nella città del marmo si è fatta strada l’idea di unirsi proprio con Pisa, visto che la legge sul riordino non prevede l’obbligo che le due Camere siano confinanti. Un'idea che le giunte nella riunione di ieri hanno formalizzato. A questo punto Lucca potrebbe ripiegare su Prato e Pistoia (un’unione tra queste tre province è già partita per quanto riguarda l’associazione degli industriali) ovviamente con numeri diversi rispetto all’ipotesi massese. Pisa, insomma, dopo essere stata alla finestra in questi mesi è tornata protagonista di questo riordino. Ricordiamo che per il via libera ufficiale al “piano Renzi” mancano ancora i decreti attuativi; un volta approvati, le fusioni dovranno essere completate entro 90 giorni.
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