Il presidio
Primario risarcito dall’Asl dopo la caduta in ospedale
Il giudice assegna oltre 80.000 euro al medico Massimo Srebot del Lotti Era inciampato in una piastra rialzata mentre entrava in sala operatoria
PISA. Primario cade in sala operatoria dopo essere inciampato in una piastra rialzata all’altezza della porta e l’Asl viene condannata a risarcire il danno subìto dal medico. Un conto che supera gli 80.000 euro e che comprende anche le cure per i prossimi dieci anni.
È la storia avvenuta al Lotti di Pontedera dove il primario di Ostetricia e Ginecologia, Massimo Srebot, 62 anni, notissimo professionista, difeso dall’avvocato Carlo Bulleri di Pisa ha vinto una causa contro il suo datore di lavoro rappresentato dai legali Oretto e Alessandra Bianchi di Pontedera.
La sentenza, firmata dal giudice del Tribunale civile Fabrizio Nicoletti, riconosce un principio: in caso di caduta all’interno della sala operatoria a causa della presenza sul pavimento di un ostacolo, l’Asl è tenuta al risarcimento, poiché responsabile dei danni causati dalle cose in propria custodia. È da escludere che al medico possa essere attribuita una condotta colpevole perché, nel caso specifico, al momento dell'ingresso nella sala aveva le mani alzate e ha evitato di appoggiarle per ripararsi dalla caduta, aggravando le conseguenze della stessa. Il giudice ha ritenuto comprensibile il fatto che non si sia riparato al momento dell’incidente, visto che il chirurgo ha l'istinto di proteggere le mani dalle contaminazioni prima di un intervento, dopo tutte le preventive operazioni di sterilizzazione.
L’episodio risale al 27 febbraio 2007 quando alle 10,15 Srebot nell'attraversare l'ingresso posteriore alla sala, con il camice, gli occhiali, le scarpe di gomma e le mani sterilizzate, «urtò contro una vite di fissaggio al pavimento della piastra della molla della porta a battenti, in quel momento aperta, che, sporgendo dal foro per circa un cm, determinava un generale scollamento della piastra medesima, cadendo rovinosamente a terra» si legge nella sentenza.
Portato al pronto soccorso, al primario venne diagnosticato un trauma distorsivo-contusivo a carico dell'anca destra, per il quale un mese dopo fu necessario un intervento di artroplastica di rivestimento dopo e successive terapie riabilitative.
Le testimonianze degli infermieri presenti al momento della caduta sono state decisive. Quella piastra rialzata, non vista da Srebot, era un imprevisto trasformato in ostacolo all’insaputa di tutto. I testi hanno riferito che il chirurgo al momento dell'ingresso nella sala operatoria assume una posizione particolare, con le mani alzate, e non può toccare niente, dovendo altrimenti ripetere le operazioni di sterilizzazione degli arti superiori, e «che questa posizione ha verosimilmente aggravato le conseguenze della caduta, posto che l'attore istintivamente ha evitato di appoggiare le mani per ripararsi dalla caduta» prosegue il giudice.
Secondo il Tribunale date le condizioni particolari in cui Srebot si trovava al momento dell'ingresso nella sala operatoria, era infatti impossibile avvedersi della presenza dell'ostacolo, avendo le mani davanti al volto, né l'ostacolo poteva essere previsto, visto che non era mai stato in precedenza notato dalle persone che frequentavano la sala.
Il consulente nominato dal Tribunale ha concluso che il primario a seguito della caduta ha riportato un importante trauma distorsivo dell'anca destra, che ha determinato la trasformazione della pregressa patologia paucisintomatica in una patologia ad importante componente dolorosa e limitazione funzionale. Precisa la sentenza: «La patologia ha richiesto un intervento chirurgico di sostituzione protesica dell'anca, che è prevedibile sarà necessario ripetere in futuro, certamente una seconda volta, probabilmente per una terza volta». Il medico ha sostenuto spese immediate per 2.519 euro e per il giudice ne saranno necessarie altre pari a 600 euro l'anno per dieci anni. Nell’accertare la responsabilità dell’Asl, il giudice ha “monetizzato” i danni patiti dal primario: 56.000 euro per l'invalidità permanente (15 per cento) e 7.728 euro per l'inabilità temporanea per un totale di 63.738 euro. Non solo. A tale somma deve aggiungersi il danno emergente pari alle spese mediche sostenute e quelle future già determinate dal Ctu e quantificate in 8.519 euro.
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