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Subiscono lo sfratto due giorni dopo il blocco del prefetto
I militanti del Progetto Prendicasa in difesa di una famiglia «La morosità era incolpevole: presentato un esposto»
PISA. Rischia di avere strascichi giudiziari, oltre che sociali, lo sfratto di una famiglia morosa eseguito con la forza pubblica. I militanti del Progetto Prendocasa hanno presentato ieri un esposto al presidente del Tribunale di Pisa - indirizzato anche al prefetto e alla Procura della Repubblica - per chiedere di fare chiarezza sullo sfratto eseguito con l'uso delle forze dell'ordine ai danni di un nucleo familiare (nove persone in tutto) di via Mezzana lo scorso 28 settembre, due giorni dopo l'entrata in vigore dell'ordinanza emanata dal prefetto Attilio Visconti per la sospensione dell'uso della forza pubblica per tutti gli sfratti che rientrano nella domanda di morosità incolpevole. Un episodio che il movimento per il diritto alla casa, i sindacati degli inquilini e Ciccio Auletta, capogruppo in consiglio comunale di Una città in comune-Prc, non lesinano a definire un «abuso».
«Un'ingiustizia» che «si inserisce in una serie di ripetuti illeciti - accusano -, verificati nello svolgimento della procedura di esecuzione degli sfratti». La famiglia (una donna, i suoi cinque figli, la madre, il fratello e la moglie), morosa dal dicembre 2013 e seguita dai sevizi sociali, è in attesa della valutazione della richiesta per accedere ai contributi per pagare la morosità presentata nell'ambito del bando per la prevenzione degli sfratti. Su richiesta della commissione territoriale sfratti, il prefetto Visconti con un'ordinanza prefettizia ha sospeso l'utilizzo della forza pubblica per tutti i nuclei familiari che hanno presentato la domanda, in attesa della valutazione che avverrà il 7 ottobre. Due giorni dopo l'entrata in vigore dell'ordinanza, in via Mezzana si presentano un ufficiale giudiziario, le forze dell'ordine e alcuni rappresentanti della proprietà per eseguire lo sfratto. «Mi hanno detto di uscire ed andare dai servizi sociali», racconta la donna, alloggiata temporaneamente con i suoi figli da un affittacamere - pagato dalla Società della Salute -, mentre il resto della famiglia è costretto a dormire in auto.
«Come mai l'ordinanza del prefetto è stata violata? E perché le istituzioni, dall'assessore alla casa al prefetto, non muovono un dito di fronte a questi illeciti?», si chiedono i militanti di Prendocasa che invocano «un'immediata soluzione per la famiglia sfrattata; la verifica dell'idoneità dell'ufficiale giudiziario che ha eseguito lo sfratto e di verificare eventuali responsabilità di chi ha violato l'ordinanza prefettizia». Una delegazione di Prendocasa è stata ricevuta dal presidente del Tribunale che ha «promesso – spiegano gli attivisti del movimento – l'avvio di un'indagine».
«Quello che si è verificato è un episodio di estrema gravità - conclude Auletta -, che mette in discussione l'operato delle forze dell'ordine e dell'ufficiale giudiziario. Si parla tanto di legalità, ma questa viene spesso usata strumentalmente contro i più deboli».
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