Il Tirreno

Pisa

«È l’ora di ribellarci Ci vogliono più divise»

di CRISTIANO MARCACCI
«È l’ora di ribellarci Ci vogliono più divise»

Lo sfogo del sindaco Filippeschi dopo la doppia aggressione a Porta a Lucca «Un piano per la sicurezza c’è già, basta metterlo in atto con risorse e uomini»

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CRISTIANO MARCACCI. A Roma non possono continuare a fare i conti e a distribuire risorse e uomini sulla base degli iscritti agli uffici anagrafe. Soprattutto quando si ha a che fare con la sicurezza delle città e di chi le abita e le vive. Pisa, quindi, non può essere valutata solo sulla base dei suoi novantamila abitanti “ufficiali”, essendo costretta ultimamente a confrontarsi quasi quotidianamente con episodi di cronaca nera degni di una città ben più grande, come ad esempio Firenze. Il sindaco Marco Filippeschi non sa più come farlo capire al governo. Ci vogliono più uomini delle forze dell’ordine, occorre un aiuto perché la città riesca ad arginare pericolose sacche di illegalità e a non farsi infettare da una pressione criminale che sta oggettivamente crescendo.

Sindaco, le due dottoresse aggredite, ferite e rapinate in rapida successione nei giorni scorsi rappresentano solo l’ultimo allarmante episodio che avviene in una città che rischia di sprofondare nell’insicurezza. È preoccupato?

«Quanto accaduto l’altra sera nella zona di Porta a Lucca è indubbiamente un fatto gravissimo. Ci dobbiamo ribellare, occorre dar vita ad una reazione. Purtroppo, Pisa soffre di problematiche che contraddistinguono città molto più grandi. Molte dipendono da circoscritti gruppi di magrebini, dei quali si è forse a conoscenza dei luoghi in cui dimorano, che sono venuti a Pisa esclusivamente per delinquere. L’immigrazione, in questo caso, non c’entra proprio nulla. La maggioranza degli immigrati, infatti, lavora e si comporta bene. Ma quelli che di professioni fanno il delinquente devono essere colpiti e arginati con una capillare opera di prevenzione nelle aree in cui operano. Grazie ad una vigilanza dinamica e continua, non devono far vita. Bisogna concentrare l’azione su chi delinque, su chi scippa, su chi spaccia, su chi ruba negli appartamenti e su chi saccheggia il rame dagli impianti d’illuminazione, causando centinaia di migliaia di euro di danni com’è successo nell’ultimo anno in provincia. E poi ci sono il fenomeno dell’abusivismo commerciale e di chi insidia i cittadini all’interno dei parcheggi, che spesso fanno capo ad organizzazioni ben ramificate, e quello della cosiddetta “mala movida”, comprendente chi consuma e “spaccia” alcolici in modo esagerato, chi sporca e chi non rispetta in generale le regole. Insomma, come si può capire, non ci manca proprio nulla rispetto ai problemi di città molto più grandi di noi».

E la soluzione è quella di avere più uomini delle forze dell’ordine sul territorio?

«Certamente sarebbe un aiuto fondamentale, perché sappiamo bene che dove la presenza delle divise è costante certi fenomeni vengono limitati. Bisogna essere chiari su questo punto: se chiediamo più forze dell’ordine non lo facciamo per crearci un alibi. Pisa non può essere paragonata a qualsiasi altra città di novantamila abitanti. Qui registriamo cinque milioni di visitatori in Piazza dei Miracoli, 17 milioni di passeggeri alla stazione ferroviaria, cinque milioni di passeggeri all’aeroporto, 55mila iscritti alle università e migliaia di persone al giorno che si rivolgono ad un grande ospedale diviso in due poli. Questo squilibrio è ben evidenziato nel “Patto per la sicurezza urbana” rinnovato ad aprile con il sottosegretario al Ministero degli Interni Manzione, ma a questo non hanno mai fatto seguito interventi concreti. Nessuna nuova assegnazione di uomini, nessun nucleo speciale, nessun servizio aggiuntivo. Anche dopo la mia ultima lettera-appello al ministro Alfano lo scorso 5 agosto».

L’onorevole Federico Gelli, del suo partito, il Pd, ha sottolineato l’opportunità di ripensare il piano per la sicurezza. Lei è d’accordo?

«Un piano c’è già, si chiama “Patto per la sicurezza urbana”, ed io lo ritengo valido. Prevede una serie di azioni ben delineate e incisive. Il problema non sono i piani, sono le risorse da mettere in campo per dare attuazione ai programmi. Lo ripeto: ci vogliono più uomini e più turni notturni, arrivando anche a coprire i quartieri. Questa battaglia non è del sindaco, è una battaglia di tutti. E a questo proposito il Comune è sintonizzato sulla medesima lunghezza d’onda di Prefettura e Questura. La Bigattiera è una vicenda che ha rappresentato bene tutto questo, mettendo in evidenza un senso di accortezza, compattezza e professionalità davvero eccezionale».

Ma quando parla di uomini in più lei si riferisce anche ai vigili urbani?

«Mi vorrei riferire anche a loro, ma purtroppo non posso. Non mi hanno messo nelle condizioni di farlo. Le assunzioni di nuovi vigili sono infatti bloccate dalla conversione del decreto Enti locali. Lo stop all’assunzione del nuovo comandante, arrivato in seguito alla norma che impone lo “smaltimento” degli organici delle polizie provinciali, non sta né in cielo né in terra».

Il prossimo 17 ottobre sarà a Pisa in visita il presidente della Repubblica? Gliene parlerà?

«Certo che sì. Cercherò di sensibilizzare anche lui rispetto alle nostre esigenze. Gli dirò: “Pisa è una città speciale per l’Italia, dateci una mano fra tutti”. Penso che tutto sommato non ci voglia tanto. Non chiediamo la luna. Qualche decina di unità in più tra le varie forze dell’ordine sarebbe già un gran bel passo avanti. Ma cosa si aspetta?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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