Italia
Sullo sgombero la Corte dei diritti non si pronuncia
«Mentre stavamo esaminando il dossier, le operazioni si erano già concluse»
PISA. «Riceviamo il vostro dossier nel quale domandate alla Corte di sospendere l'esecuzione del provvedimento del sindaco di Pisa di sgombero del campo. Mentre stava esaminando il dossier, la Corte è stata informata che lo sgombero si era concluso. In ragione di questo, la vostra domanda non è stata trattata».
Né un parere favorevole, né uno contrario. Si è concluso con una non decisione il ricorso urgente presentato mercoledì mattina alla Corte europea per i diritti dell'uomo (Cedu) da AfricaInsieme e Rebeldìa per cercare di fermare lo sgombero del campo rom della Bigattiera. Un tentativo per chiedere la sospensiva del provvedimento e bissare il “successo” ottenuto pochi mesi fa da cinque famiglie del campo nomadi di lungo Stura Lazio a Torino che, con un ricorso al Cedu, riuscirono a fermare le procedure di sgombero del campo ordinate dal Tribunale di Torino, in attesa di ricevere un'alternativa abitativa. I tempi strettissimi con i quali si è proceduto all'esecuzione dell'ordinanza emanata dal sindaco Filippeschi, questa volta hanno impedito alla Corte di analizzare il caso.
«Le ruspe più veloci della Corte europea: Strasburgo impossibilitata a esprimersi sullo sgombero della Bigattiera», accusano gli attivisti di AfricaInsieme e Rebeldìa, che stanno valutando altre forme di azioni legali. «Quelle della Corte europea sono parole pesanti come pietre - proseguono - che chiamano in causa le responsabilità del Comune e della Prefettura. I giudici di Strasburgo si sono limitati a constatare che, ormai, non era più possibile intervenire, perché le ruspe avevano completato il loro lavoro».
L'ordinanza del sindaco è stata notificata agli abitanti della Bigattiera il 25 settembre, in prossimità del weekend, quando gli studi legali e gli uffici sono chiusi. «Una perfetta strategia in modo che nessuna opposizione potesse essere fatta», accusano Sergio Bontempelli di AfricaInsieme e Serena Fondelli del Progetto Rebeldìa. Gli avvocati Alessandra Ballerini di Genova e Gianluca Vitale di Torino, in due giorni, sono riusciti a presentare la domanda di sospensione dello sgombero, raccogliendo in poche ore una corposa documentazione. Le ruspe hanno però anticipato la decisione della Corte. «Il Comune parla insistentemente di legalità, ma è evidente che i tempi di attuazione dell'ordinanza sono stati costruiti in modo da rendere impossibile qualunque forma di ricorso: si è impedito che un atto della pubblica amministrazione passasse al vaglio dei tribunali e della giustizia», aggiungono le due associazioni.
«Nell'ordinanza si legge che lo smantellamento della Bigattiera si rendeva urgente per motivi igienico-sanitari (urgenza strana, visto che il campo esiste dal 2003). Sulla sua pagina Facebook, però, il sindaco spiega che “la presenza di popolazione rom e di altre etnie in accampamenti e in alloggi del territorio di Pisa è squilibrata rispetto a quella di altre province: è stata diminuita, e si deve diminuire ancora”. Dunque - concludono AfricaInsieme e Rebeldìa - i rom sono un problema in sé, indipendentemente da quel che fanno e da dove abitano. È un'intera etnia che deve essere “ridotta di numero”. E ciò si chiama discriminazione».
Danilo Renzullo
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