Il Tirreno

Pisa

«La centrale non la vogliamo né qui né più là»

di Carlo Venturini
«La centrale non la vogliamo né qui né più là»

Il sindaco: il progetto di Coltano partirà solo se la legna sarà raccolta nel territorio locale

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PISA. «Voi ci mettete la faccia noi però la salute, e la centrale non la vogliamo né qui né un po’ più in là». Lo dicono i residenti di Coltano nel secondo round andato in scena sul ring dell’Arci. Il tema è la centrale di cippato che dovrebbe nascere accanto alla villa medicea, ad un allevamento di cavalli e centro ippico, e a tre ristoranti.

Di fatto, la centrale in funzione 24 ore su 24, con un camino che brucia scarti di legname, è nel pieno centro abitato di Coltano. Gli attori sono sempre gli stessi che appunto, ci mettono la faccia: Ilenya Zambito assessore all’urbanistica, il sindaco Marco Filippeschi, il presidente del Parco Fabrizio Manfredi e come rappresentante della Pro loco Antonio Dell’Omodarme. Gli animi erano accesi in un botta e risposta che ha portato Manfredi a minacciare di andarsene. Proprio lui che è stato l’unico a fare ricorso (ed a perderlo) e ad imporre che l’80% del cippato, arrivi dalle zone limitrofe. «Voi continuate a dire che non sapevate nulla e che fanno tutto i tecnici ed allora che vi votiamo a fare?»: dice un residente. Il sindaco ribadisce che non ne sapeva nulla. Ma a sapere tutto (fino ad un certo punto) era l’assessore Zambito. «Io sapevo che era stata negata l’autorizzazione dal parco, e quindi ero tranquilla e non avevo informato il sindaco». Poi però il Parco ha perso il ricorso, e la pratica si è miracolosamente riaccesa. Nessuno, dagli uffici delle attività produttive, si è appalesato almeno per metterci la faccia. Così come fanno perdere le tracce delle loro facce, e persino la voce, la Asl 5 (più volte contatta dalla redazione) e la Sovrintendenza. «Ho impiegato cinque anni per un’autorizzazione per il caseificio e sette per ampliare una stalla e dei miei 76 anni di vita, ne ho perso 12 dietro ad autorizzazioni»: sbotta un allevatore. Come dire che le caciotte impattano di più, di qualche tonnellata di legna che brucia sette giorni su sette. «Allora, il sindaco non sapeva e l’assessore sapeva di un diniego, mi dite come siamo arrivati ad avere una centrale sull’uscio di casa?»: dice un giovane imprenditore che ha un centro ippico proprio confinante con la futura centrale. La beffa per gli abitanti è che la centrale sarà di 0.99 megawatt. Secondo loro sarebbe una beffa perché se fosse stata di 1megawatt, le pratiche sarebbero state più lunghe e meticolose ed invece per soli 0,1 kw «ci fregano e basta e se loro porteranno 100 ingegneri che ci dicono che va tutto bene, noi gliene portiamo 150 che dicono che la centrale di cippato è nociva e non è di energie rinnovabili, non è eolico, non è solare, non è geotermia». Zambito invita gli abitanti a non navigare su internet per informarsi perché «c’è tutto ed il contrario di tutto, io non sono un’esperta ma neppure voi». Valeria Antoni del M5S accusa Zambito di «fare l’assessore part time e che il sindaco dovrebbe farsi due domande sulle qualità del suo assessore, assessore che arriva in ritardo alle riunioni perché fermata sulle scale dell’università, bene che continui nella sua brillante carriera universitaria». Eppure il sindaco, di notizie buone ne aveva portate e cioè che agevolerà l’accesso agli atti da parte della Pro loco e soprattutto che alla ditta manca ancora il “carburante” per partire e cioè gli scarti di legna che sono nei terreni di Università, Camp Darby, Cisam. E finché non certificano di avere questo cippato non possono partire. Sempre il sindaco con tanto di sventolio di un regolamento regionale, dice: «Il piano regionale impedisce di costruire centrali in zone definite come borghi». E il consiglio comunale? Due question time del M5S e dei Riformisti hanno acceso il dibattito. La lista Una città in Comune dice: «Non si sa neppure chi debba fare la centrale. Vogliamo gli atti e poi ci muoveremo». La centrale sembra (dovrebbe esser tutto trasparente) verrà fatta dalla Biomass che userà i terreni di Guido Frati già gestore della cooperative Le Rene di Coltano. Il cippato brucerà un po’ più in là.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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