Il Tirreno

Pisa

L’orgoglio di Rossi «Noi diversi, usiamo ruspe democratiche»

di Mario Neri

Il presidente della Regione risponde a Salvini e dà la sveglia al Pd: «Va combattuto a viso aperto»

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PISA. «Esistono le ruspe fascio-leghiste e poi esistono le ruspe democratiche, che abbattono i campi rom ma costruiscono percorsi alternativi e di integrazione». Una cosa sono le felpe e i giocattoli di Matteo Salvini, ben altra le politiche del “suo” Pd. Enrico Rossi non si sente per niente «all’inseguimento», anzi neppure si scompone di fronte al leader del Carroccio che, con un’intervista al Tirreno, ieri ha festeggiato di fronte allo sgombero della Bigattiera, elogiato il sindaco Marco Filippeschi per aver premiato la «coerenza delle sue battaglie» e annunciato che ora partirà alla conquista di Pisa e della Toscana. I Democrat, dice il governatore, possono contrapporre un messaggio solido ai format populisti della Lega.

Il presidente della Regione è l’unico a rispondere al segretario lumbard. Nessuno, né il sindaco né il Pd pisano danno segni di vita nel day after, Rossi invece va in contropiede. «Salvini lasciatelo perdere - sbuffa - Non va neppure ascoltato, un giorno dice che i barconi vanno affondati e l’altro che invece prenderebbe a casa sua un migrante e l’altro ancora che vuole andare in Nigeria ad insegnare cooperazione salvo scoprire che non può. Dice una cosa e il suo contrario. La verità è che non dobbiamo chiederci se i campi nomadi vadano chiusi, non ci dobbiamo chiedere se sia giusto demolirli, perché gli accampamenti non sono altro che un abominio da eliminare, non sono dignitosi e sono luoghi in cui ci si ammala».

Per questo la chiusura di tutti gli insediamenti abusivi è uno degli «obiettivi di legislatura» per cui la Regione ha stanziato e «continuerà a stanziare finanziamenti». A Pisa, avverte Rossi, «la sinistra dovrebbe chiedersi piuttosto se è stato fatto abbastanza e tutto il possibile per offrire un’alternativa e un’occasione di integrazione a chi ne aveva diritto. Mi sembra di aver capito che il sindaco lo abbia fatto, se non fosse così mi stupirei. Poi certo si può far sempre meglio». È comprensibile che «uno sgombero provochi una situazione drammatica e difficile, vedo che rimane l’incertezza per il futuro scolastico di alcuni bambini ma sarebbe stato meglio che continuassero a vivere in condizioni al limite? No, non era possibile».

Di certo, ci sono ruspe inutili e dannose, è convinto Rossi, che vorrebbero radere al suolo l’altro, il diverso, e c’è anche una «ruspa democratica». E il governatore, ancora una volta, non rinuncia a richiamare i suoi modelli. Cita Luigi Petroselli, sindaco di Roma nel dopoguerra, ovvio: Pci. «Usava la ruspa democratica nelle borgate. Demoliva le baracche e costruiva case popolari». La linea di confine può esserci, dunque, e netta: «Prima delle ruspe va preparato un percorso di integrazione». Ed ecco la risposta a Salvini. Il leader del Carroccio aveva rilanciato la sua sfida. «Voglio governare in Toscana», ha detto, «è caduto il muro di Berlino può cadere anche quello di Pisa». Del resto, è stata la frecciata, se l’amministrazione Filippeschi ha messo in moto le ruspe significa che «ha vinto la nostra coerenza, io non sono geloso delle mie battaglie». Ma Rossi non è spaventato: «Salvini si combatte a viso aperto. Un anno fa scoppiò il finimondo per essermi fotografato con i miei vicini di casa rom. Sono persone perbene, i figli di questa famiglia vanno a scuola con profitto, li ho visti piangere perché non avevano i libri di testo, ma si sono integrati benissimo. Bene, io quella foto la rifarei, ho fatto fotografie con persone che si sono rivelate poi molto meno onorevoli anche se non indossavano una gonna da gitana. Lo ribadisco, possono andar bene anche le ruspe, l’importante è tener fede alla cultura democratica, alla civiltà e alla solidarietà tipiche della Toscana».

Anche Sandra Capuzzi è d’accordo: «Non possiamo lasciare alla destra un tema come la legalità - dice l’assessore al sociale - per anni è stato un tabù della sinistra. Oggi dobbiamo dire che non è più così, che voler ripristinare la legalità è un’operazione di equità e giustizia. La differenza fra noi è Salvini è che noi ci siamo occupati dei più deboli e di chi ne aveva diritto». Un messaggio chiaro che però ieri i Dem pisani non hanno saputo esprimere con una voce ufficiale. Sintomo di un partito diviso, ancora smarrito, incerto sulla rotta da prendere. In fondo la Bigattiera era in piedi da anni, e se si fosse voluto si poteva liberare prima e anche con meno fatica. «Ho un documento - dice Capuzzi - che testimonia che durante la giunta Fontanelli i Rom presenti in quel campo erano appena 30. Si è lasciato che la popolazione arrivasse a 150».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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