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Pisa

«Chiedo scusa, sono pieno di debiti»

«Chiedo scusa, sono pieno di debiti»

Il poliziotto - che resta in cella - spiega il movente della rapina alla Conad anche con una serie di investimenti andati male

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PISA. «Non volevo far male a nessuno, così ho caricato la pistola con proiettili più lunghi: in quel modo non avrebbe mai potuto sparare».

Ha parlato per mezz'ora, chiedendo scusa a familiari e colleghi, cercando di spiegare i motivi (o parte di essi) che lo hanno spinto a passare dall'altra parte della barricata: da poliziotto a rapinatore. Una metamorfosi avvenuta il giorno prima di San Michele - santo patrono delle "celesti milizie" in divisa - che lo ha portato dietro le sbarre, dove resterà ancora a lungo data la conferma dell'arresto.

Daniele Trubiano, in arte Lama, tre giorni dopo il colpo al Conad di Sant'Alessio, ha risposto alle domande dal gip del Tribunale di Lucca Riccardo Nerucci, che ieri mattina lo ha raggiunto al carcere San Giorgio per l'interrogatorio di garanzia.

Pentito e addolorato, il 50enne originario di Lucca, residente a Riglione, stavolta ha parlato più di quanto avesse fatto subito dopo l'arresto. Il poliziotto-scrittore che lunedì sera si è presentato armato di pistola e con il volto coperto al cassiere del Conad, ha detto di aver fatto tutto ciò a causa di «investimenti familiari sbagliati" e di aver accumulato una lunga serie di debiti da cui non riusciva più a venir fuori. Debiti, si badi bene, contratti con degli istituti finanziari e non con degli strozzini. Un racconto che la Squadra mobile, guidata dalla dottoressa Silvia Cascino e delegata alle indagini dalla Procura, sta cercando di verificare con Crif, la centrale rischi che raccoglie le informazioni creditizie dei cittadini.

Dai primi accertamenti risultano diversi finanziamenti a nome di Trubiano. I motivi per cui li avesse accesi, però, non sono chiari: non ha cambiato casa e anche la compagna dell'uomo, sentita dagli investigatori, ha detto di non essere a conoscenza di particolari spese e tantomeno di una pesante situazione debitoria. Pertanto restano dei dubbi sulle parole dall'assistente capo della Digos di Pisa. Dubbi che solo le indagini potranno fugare.

Si continua a indagare anche sulla pista legata a una possibile ludopatia, ma anche su questo fronte non ci sono riscontri. La compagna ha detto che Trubiano ogni tanto comprava un "Gratta e vinci", niente di più. Proprio con un biglietto fortunato, tempo fa, si era messo in tasca 10mila euro. Un episodio confermato dai riscontri della polizia.

In Procura le bocche restano chiuse. «Stiamo lavorando» spiega il pm Salvatore Giannino. Si cerca di capire se il poliziotto, che negli ultimi tempi era apparso insofferente e apatico ai compagni di lavoro, possa aver commesso altre rapine. Di questo, però, non ha parlato durante l'interrogatorio.

Per quanto riguarda il colpo al Conad, Trubiano ha confermato l'accaduto, chiarendo alcuni aspetti della vicenda. Ad esempio, la presenza di proiettili più lunghi del normale nel caricatore della sua pistola. Il ladro-poliziotto ha spiegato di aver equipaggiato la Beretta di ordinanza con un calibro 9x21, per essere sicuro che non potesse sparare. Qualunque cosa accadesse. Questo tipo di proiettile è più lungo di quelli in dotazione alla polizia e permette solo di scarrellare l'arma, non di far fuoco. Una versione che sembrerebbe confermata dal racconto degli inseguitori dell'agente-rapinatore: i due dipendenti del Conad e il ragazzo ghanese hanno raccontato che durante il tentativo di fuga l'uomo ha scarrellato più volte la pistola, ma senza mai sparare. Trubiano, difeso dall'avvocato Giuseppe Carvelli di Pisa, rimane in carcere: Nerucci ha confermato l'arresto e al momento non è previsto alcun trasferimento.

Gianni Parrini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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