Italia
Alla Bigattiera bomba sanitaria tra rifiuti e reati
Sindaco e prefetto spiegano i motivi dello sgombero: una relazione dell’Asl denuncia il rischio di epidemie. L'assessore: "Date alternative ma mai accettate". E si scopre che il 35% dei nomadi ha precedenti
PISA. «Non si torna indietro». Il prefetto Attilio Visconti ha convocato oggi, martedì 29 settembre, un vertice per dirlo chiaro e tondo: «Alla Bigattiera la situazione sanitaria e ambientale è esplosiva». «I rom in quell’accampamento non si sono mai voluti integrare, le alternative erano state offerte ma non ci hanno preso in considerazione», dice l’assessore Sandra Capuzzi. «Tempo scaduto - rincara Marco Filippeschi - Io come sindaco ho il dovere di tutelare la salute, e lì il quadro è talmente degradato da non garantire nessuna dignità». Non solo. Nelle casupole tirate su negli ultimi dodici anni nella pineta fra i campi di San Piero a Grado e Marina di Pisa, non «abitano solo poveri cristi», dice l’assessora renziana, ma ladri, usurai, capifamiglia che usano maniere forti con donne e bambini. Per questo Palazzo Gambacorti non ci sta e respinge gli attacchi di Sel e associazioni, che accusano il sindaco di «essersi scoperto leghista e aver previsto un’operazione senza alternative».
La bomba sanitaria. Scaduti lunedì i termini per l’allontanamento volontario, da «adesso spetta al questore decidere quando e come procedere allo sgombero - dice il prefetto - ma non si torna indietro». C’è una relazione dell’Asl dal 2011 che pesa come un macigno sul dossier Bigattiera. Oggi vivono nell’insediamento abusivo 65 persone, perlopiù rom macedoni, di cui 33 minori. Da anni - scrive l’Asl - sversano rifiuti dappertutto nonostante all’interno del campo ci siano i cassonetti, hanno creato scarichi selvaggi e fogne a cielo aperto, appiccano roghi tossici, anche di materiale pericoloso come l’eternit. La corrente è stata tolta dall’Enel perché la rete, installata per venti baracche, si era allargata pericolosamente fino a servirne 40, tanto che quattro anni fa un uomo rimase fulminato. «Per l’acqua facemmo installare cinque fontanelli due anni fa alle otto di mattina - dice Capuzzi - e a mezzogiorno se li erano già rubati». «Un quadro per cui l’Asl - dice Visconti - ha segnalato il rischio alto di diffusione di scabbia, meningite e altre malattie infettive».
Mai accettato aiuto. Oggi sono 65 le persone presenti, ma in passato la comunità macedone era molto più vasta. Per 87 persone la Società della Salute nel corso di questi anni ha offerto un alloggio, a 23 recentemente, e oggi vivono nelle case minime di via dell’Idrovora a Coltano pagando solo le utenze. «Non possiamo prevedere un inserimento abitativo per chi è clandestino - dice Capuzzi - ma un’alternativa ce l’avevamo. Per ben tre volte ho convocato anche gli irregolari, non sono mai venuti. A donne e bambini avremmo dato assistenza in strutture di accoglienza, agli uomini il rimpatrio assistito o un aiuto per intraprendere un viaggio fuori dall’Italia. «Le associazioni sobillano anche coloro per cui è stata trovata una soluzione. Dicono loro: “Non andate a Coltano, è un bluff”. Non c’è voglia di collaborare».
Un po’ di storia. Anche perché, precisa Visconti, i rom macedoni della Bigattiera non la raccontano giusta. «Non è vero che siano arrivati in Italia fuggendo dalla guerra, quel campo fu aperto per ospitare gli albanesi a fine anni ’90. Loro sì, scappavano dalla guerra nell’ex Jugoslavia, i rom sono arrivati dopo». E nel corso del tempo non hanno mancato di farsi notare.
Diritti e reati. Di una comunità che fino a poco tempo fa contava una popolazione stanziale di 153 persone, di cui 80 minori, ben il 34,5% (donne comprese) ha visitato almeno una volta il carcere. L’80% dei capifamiglia si è macchiato di reati come furti in appartamento, rapine, usura, maltrattamenti. «E se molti non hanno il permesso di soggiorno è proprio a causa della gravità dei reati commessi», dice Visconti. Non solo, su tre famiglie pendono denunce per inottemperanza all’obbligo scolastico.
Lo chiede l’Europa. «Non ci stiamo a venir accusati come leghisti», sbottano Filippeschi e Capuzzi. Associazioni come Rebeldia e Africainsieme, ma anche Sel, «usano la presenza dei bambini come uno strumento politico per attaccare l’amministrazione, ma non hanno mai voluto collaborare e costruire veri percorsi di inclusione. Perché non hanno aiutato i rom regolari a partecipare ai bandi per le case popolari usciti poche settimane fa?». «E poi Sel - si scalda il sindaco - fino a gennaio è stata in giunta, e nel programma che ha firmato c’era il superamento dei campi, ce lo chiede la Ue e la Regione».
Istituzioni e credibilità. Ma non c’è il rischio che adesso si inneschi un gioco dell’oca e i rom occupino un’altra area? «Pisa ospita la comunità più vasta di rom in Toscana, ben ottocento persone. E se non procediamo ad una chiusura progressiva ce ne ritroveremo 5.000». Non solo. «C’è in gioco la nostra credibilità - dice Filippeschi - furti e rapine sono i problemi più sentiti dai cittadini. E come facciamo a tollerare persone che vivono di illegalità, girano con Mercedes e Bmw, mentre la gente onesta paga le tasse e fatica ad andare avanti».
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