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Pisa

I migranti in scena al Rossi col “Titanic”

Danilo Renzullo
I migranti in scena al Rossi col “Titanic”

PISA. Le luci si accendono, le distanze si annullano. Il Teatro Rossi Aperto, il gioiello di piazza Carrara dimenticato e poi restituito alla collettività da un gruppo di studenti, artisti, precari e...

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PISA. Le luci si accendono, le distanze si annullano. Il Teatro Rossi Aperto, il gioiello di piazza Carrara dimenticato e poi restituito alla collettività da un gruppo di studenti, artisti, precari e operatori dello spettacolo, diventa luogo di incontro, contaminazioni e di integrazione di culture e popoli diversi. Si è concluso sabato sera “Titanic project”, il progetto iniziato lo scorso 14 settembre dai “Cantieri meticci”, compagnia teatrale diretta da Pietro Floridia composta da oltre trenta operatori provenienti da 18 paesi diversi, nata da un progetto del Teatro dell'Argine di Bologna che lavora con profughi e migranti con l'obiettivo di favorire l'incontro e il dialogo attraverso il teatro.

Dopo una settimana di prove e laboratori, circa sessanta richiedenti asilo (giovani e giovanissimi, con un'età media di 22 anni, quasi tutti provenienti dall'Africa subsahariana ed ospiti dei centri di accoglienza del territorio gestiti dalla cooperativa sociale Arnera) sono saliti sul palco del teatro tardo-settecentesco e hanno messo in scena “Il violino del Titanic”, uno spettacolo interattivo ispirato al capolavoro di Hans Magnus Enzensberger “La fine del Titanic”, metafora, e non solo, di quel viaggio irto di difficoltà, ma pregno di speranze, che i migranti-attori hanno intrapreso verso l'Italia in cerca di una nuova vita. Prendendo spunto dalle vicende del celebre transatlantico, lo spettacolo ha catapultato gli spettatori a bordo della “stessa barca” per far loro sperimentare da dentro le dinamiche che l'affondamento e la lotta per salvarsi possono generare. Le stesse che i tanti attori-rifugiati hanno provato sulla propria pelle e che cercano adesso di dimenticare. «Atrocità, tante atrocità», dice Diaby Mohamed, 26 anni, mentre cerca di trattenere le lacrime. Partito dalla Guinea, Mohamed è arrivato a Pisa lo scorso agosto, dopo essere sbarcato a Lampedusa a seguito di un lungo viaggio che dal paese di origine lo ha condotto in Libia prima della traversata in mare.

«Un Paese (la Libia, ndr) che non rispetta alcun diritto, né gli esseri umani», racconta Mohamed, che, dopo le violenze subito nel lungo viaggio verso l'Italia, ha trovato nel Rossi un luogo di interazione e socializzazione e nel teatro uno strumento per perfezionare la lingua, abbattere le diversità e combattere il fenomeno dell'esclusione sociale. I sorrisi, gli abbracci, gli applausi segnano l'inizio di un nuovo percorso; il palco del Rossi si trasforma nel terreno d'incontro fra storie e culture differenti, in cui le diversità diventano sinonimo di ricchezza. I riflettori si spengono, ma non svaniscono i sogni. Un lavoro, una famiglia, una vita in Italia: speranze comuni che in tanti, per una settimana, hanno condiviso al Teatro Rossi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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