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L’ateneo in trattativa ora vuole prendersi tutte le ex Benedettine
L’università vuole vendere palazzi per pagare il complesso ma ha bisogno di una variante. Rebeldia: «Speculazione»
PISA. Palazzi in vendita per comprare palazzi. Un nuovo pacchetto di alienazioni e una doppia trattativa aperta con il Comune e uno dei costruttori più importanti di Pisa per dare una sala convegni e aule ai grandi master in lingua e alla summer school.
Studenti e centro sociale Rebeldia lo hanno già ribattezzato un “triangolo delle permute” e lanciano l’allarme di una speculazione edilizia. Quel che è certo è che l’Università di Pisa, con una delibera del consiglio di amministrazione del 22 luglio, ha dato ufficialmente la caccia a ciò che ancora non era riuscita ad acquistare dell’ex convento delle Benedettine. Per farlo l’ateneo ha aperto un negoziato con la Cemes spa dei fratelli Madonna, proprietari in città anche della Casa di Cura San Rossore. Oggi nei 2.500 metri quadrati di proprietà, l’ateneo ha realizzato una foresteria per studenti e visiting professor chiamati ad insegnare ai corsi di alta formazione. Finora master e corsi dedicati all’internazionalizzazione sono stati organizzati in edifici sparsi, ma da tempo in rettorato c’è l’idea di dare una casa ai master, un polo didattico in cui richiamare eccellenze straniere.
Per acquistare da Cemes l’altra metà del complesso di lungarno Sonnino ad agosto scorso l’università mise sul piatto palazzo Mastiani. Per i Madonna era troppo poco. Per cedere chiedevano quasi 10 milioni, 7 milioni per la parte restante dell’immobile, 2.550.000 per consegnare “chiavi in mano” il polo didattico già pronto. Ma a giugno le trattative sono riprese. L’ateneo ha cambiato strategia. Per ottenere metà del prezzo metterà in vendita Palazzo Feroci e l’ex Gea, oggi la sede amministrativa del Centro interdisciplinare di Scienze per la Pace, cioè aule, laboratori e uffici per oltre 16 mila metri cubi. L’ateneo bandirà due aste pubbliche, ma se dovessero andare deserte non se ne cruccerà: i due edifici finirebbero direttamente in “permuta” a Cemes. E qui entra in gioco il Comune, essenziale per strappare il massimo possibile dalla partita economica. Palazzo Feroci è stimato 2,1 milioni, mentre il polo di Scienze della Pace in via Emanuele Filiberto 1,7. Ma «gia da agosto dello scorso anno sono stati avviati i contatti con il Comune di Pisa finalizzati alla migliore valorizzazione dell’immobile», scrive l’università nella delibera. Tradotto: l’ateneo punta ad ottenere una variante che modifichi la destinazione d’uso dell’ex Gea. Se al posto del polo, la Cemes potesse costruire residenze, il valore si alzerebbe. «Ci allarma la manovra secondo la quale un ente pubblico come l'ateneo si faccia ambasciatore presso un altro ente pubblico, ossia il Comune, di un interesse strettamente privato, nella fattispecie quello di una ben nota impresa del cemento», dicono dal Rebeldia, che chiede invece un «riutilizzo» del polo di Scienze della Pace. Se dovesse andare in porto l’affare, si aprirebbe un rebus per un altro fronte edilizio. Palazzo Feroci doveva essere alienato per recuperare risorse utili a costruire una palazzina col nuovo ospedale di Cisanello. Al suo posto Unipi mette in vendita le Victorine alle Piagge. Non solo. La delibera dice di più. Nel nuovo piano trennale di investimenti sono stati inseriti nuovi immobili in vendita: l’Ex Mensa, Casa Pacini, la palazzina della Scuola Superiore di Scienze sociali, l’Istituto Cimici di via Rustichello e il Podere Lamone. L’ateneo deve far cassa.
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