Piscina sotto sequestro e ordinanza di rimozione
L’architetto Guerrazzi nominato custode della struttura ricavata dietro San Zeno. A giorni l’atto di demolizione. Possibile l’intervento sostitutivo del Comune
PISA. Dalla diffida all’ordinanza. Alza il tiro il Comune per imporre alla proprietà la rimozione della piscina abusiva, sequestrata dalla Procura, realizzata tra la chiesa di San Zeno e le mura. Entro la fine della settimana, il provvedimento verrà notificato agli autori dell’intervento venuto alla luce in modo del tutto casuale durante un sopralluogo per la riapertura del camminamento in occasione dei bandi Piuss. Nell’atto di sequestro la Procura ha nominato come custode giudiziale, l’architetto Marco Guerrazzi, dirigente del Comune, presente al sopralluogo con l’architetto Marta Ciafaloni della Soprintendenza. Il contorno della piscina, che fino a qualche settimana fa veniva immortalata sui profili Facebook con tanto di bagnanti impegnati a nuotare e a godersi lo specchio d’acqua sotto il sole, è stato delimitato con una rete in metallo capace di impedire ulteriori accessi.
Ingressi, postati con foto provocatorie sui social, che il sindaco Marco Filippeschi aveva definito «ostentazione vergognosa di disprezzo delle regole più elementari di tutela del patrimonio pubblico, di abusivismo conclamato e di egoismo che offende la città». Prima l’oltraggio fisico alla storia e all’arredo urbano. Poi lo sberleffo dell’abuso che diventa derisione delle regole quando lo si utilizza in una plateale esaltazione di impunità. Il 22 luglio il Comune aveva diffidato la proprietà a rimuovere la piscina di 4 metri per 10. Nessuna risposta. Ma, soprattutto, neanche una parvenza di argomentazione giuridica che potesse giustificare la costruzione di un manufatto per la realizzazione del quale sono già stati acquisiti i nomi di professionisti ed esecutori materiali. L’ordinanza, in via di preparazione, sarà notificata a breve. Resta da stabilire il periodo entro il quale il destinatario è chiamato a rimuovere l’abuso e ripristinare lo stato dei luoghi.
Un’ipotesi è quella di 60 giorni. Un tempo utile per presentare ricorso al Tar chiedendo la sospensiva dell’atto e imbastire così una “guerriglia” di carte bollate. La pensionata, proprietaria del terreno confinante con la chiesa e probabile destinataria dell’ordinanza di rimozione, poteva accedere alla piscina grazie ad un passaggio esclusivo. Per Palazzo Gambacorti la piscina è stata costruita su una proprietà comunale. Un illecito ulteriore nell’abuso contestato e scoperto solo a giugno. Se i privati non provvederanno da soli a rispettare l’ordinanza, ci penserà il Comune a smantellare la piscina per poi presentare il conto a chi ha ignorato il provvedimento.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
