Il presidio
Dove c’era il teatro nasce un locale gay. E il nome fa discutere
Pisa, è in via Cattaneo e ogni sabato si trasforma in “Puttany”. E dall’interno della maggioranza del consiglio comunale fioccano le polemiche
PISA. Una volta c’era un teatro. Il Canovaccio. Era rimasto chiuso a lungo. Poi, in quei locali di via Cattaneo - anche grazie all’intraprendenza di alcuni giovani - è nato un ritrovo. Si chiama Home: buona musica, cocktail e bevande di qualità. Insomma gli ingredienti che ne fanno un ritrovo per giovani, a due passi dal centro. A 5 minuti a piedi dalla stazione. Adesso, quel locale, farà una nuova trasformazione. Per una sera la settimana. Il sabato. Diventerà il punto di riferimento per quella clientela che - con una sigla, come usa oggi, nel linguaggio moderno, - si definisce Lgbt. Vale a dire lesbiche, gay, bisex e transgender.
L’idea è di un genovese di 37 anni, Luca Sperone, che di professione fa tutt’altro («lavoro nel settore dell’ortopedia»). E che ha sperimentato durante l’estate a Marina, al Pappafico. «Abbiamo visto che quelle serate sono state frequentate da tanti giovani– racconta – e adesso vogliamo dare una continuità. Cominciamo il 19 settembre e andremo avanti per un po’, ogni sabato». La scelta del nome è discutibile. O meglio, di cattivo gusto: Puttany. «È goliardico – spiega Sperone – lo abbiamo scelto sempre testando il gradimento che hanno avuto le serate realizzate d’estate a Marina. Abbiamo presentato due o tre format: questo è quello che è rimasto più impresso. Che ha avuto un buon successo».
E che, però, si presta a maggiori critiche. «Macché – prosegue l’ideatore delle serate e del loro nome – Ci rifacciamo a un gioco che viene svolto durante gli eventi: chiunque frequenterà il locale e avrà messo del rossetto “rosso puttany”, avrà una bevuta gratuita. Che siano donne o maschi. Vale per tutti. Ma non credo sia questo il problema: presenteremo della buona musica. Avremo due momenti di musica più commerciale, altri che la proposta diventerà più house, con video musicali. Quello che ci preme è che la gente che verrà da noi, possa trovare un ambiente piacevole, accogliente e che si diverta».
Senza entrare nel merito del nome (brutto) o della proposta che viene fatta, sul web - dove si pubblicizza l’inaugurazione dell’evento - fioccano le prime polemiche. Patrizia Bongiovanni, architetto e consigliere comunale del Pd, scrive: «Liberalizzazione o deregulation? Una grave preoccupazione per cui la proliferazione di minimarket, spesso finalizzati al commercio abusivo di alcolici, di locali dal nome equivoco o di centri massaggi che si sostituiscono al teatro il canovaccio o a tante piccole botteghe, mi inquieta. Un mercato libero da qualsiasi controllo amministrativo rende lo stato di diritto subalterno al mercato medesimo. Dobbiamo promuovere subito una modifica alla legge che consente questa liberalizzazione sfrenata, che si è rilevata solo un flop e che ha contribuito esclusivamente all'erosione di quote di mercato dei piccoli esercizi .
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