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Villette e scarichi selvaggi in arrivo le sanzioni dell’Ue
Entro fine 2015 tutto il territorio dovrebbe essere collegato alla depurazione Ma sono molte le comunità che vivono senza fogne, e ormai il tempo è scaduto
PISA. Ci sono angoli di territorio che vivono ancora nel Medioevo. Quantomeno sottoterra, estromessi dalle cartoline dei “Miracoli” pisani eppure reali. Capita perfino che in superficie sfoggino bellezze naturali, mura antiche o charme marinaro, che si vestano di pini e giardinetti pettinati con le villette a Tirrenia e celebrino il vino a Cerreto Guidi proprio mentre nel sottosuolo avvelenano le falde e inquinano i fiumi con “acque nere” e scarichi selvaggi. Sono spicchi di colline, paesini, piccoli centri che costeranno ai cittadini un un nuovo balzello, una multa milionaria da parte dell’Unione europea.
È la provincia che ancora oggi è senza reti fognarie e priva di depurazione, quella per cui da anni le spa dell’acqua chiedono ai sindaci di approvare gli aumenti in bolletta che consentano di fare gli investimenti necessari a scongiurare emergenze ambientali e, talvolta, perfino sanitarie. Da noi i centri scollegati dai depuratori coinvolgono migliaia di persone, agglomerati urbani sopra i 2 mila abitanti, e per le regole comunitarie dal primo gennaio 2016 non dovranno più esistere. Pena una procedura di infrazione salatissima. A pagare saranno gli stati membri, che riverseranno il dovere del pagamento sulle regioni e a cascata sulle aziende di gestione del servizio idrico che non hanno eseguito i lavori.
Secondo i dati dell’Autorità idrica toscana, nella provincia di Pisa queste zone riguardano alcune frazioni del capoluogo come San Piero a Grado, Tirrenia (ma qui i lavori sono partiti) e Oratoio, poi Cascina e Bientina, Cerreto Guidi e Montespertoli in provincia di Firenze, Capannori in quella di Lucca, tutte città servite dalla spa del medio Valdarno. Quasi sempre vittime dell’inefficienza e dell’immobilismo della politica, finora sopravvissuta di deroghe.
In Toscana ovviamente non sono le uniche aree fuori legge, e rischiano di costarci una maxi multa. La disciplina comunitaria è inflessibile: l’Italia potremmo dover pagare subito un sanzione una tantum da minimo 500 mila euro e poi una mora variabile da un minimo di 12 mila a un massimo di 700 mila euro per ogni giorno di ritardo. Anche per spazzare via questo spettro (ma pure per realizzare acquedotti nuovi, pozzi, potabilizzatori) le società di gestione due anni fa hanno chiesto ai Comuni di approvare piani di investimento milionari. Lo ha fatto anche Acque spa. Solo dal 2014 al 2021, la società prevedeva di spendere 170,1 milioni di euro, A fine 2021 sarebbe dovuta arrivare a 265 milioni, ma la scadenza della concessione è stata prorogata al 2026. Così alla fine il totale degli investimenti dovrebbe arrivare a 395 milioni. I soldi ci saranno, pagheranno i cittadini con le bollette. Bisogna spenderli. Possibilmente bene.
(m.n.)
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