Il Tirreno

Pisa

Concessione fidi, un’altra lettera d’accusa

Concessione fidi, un’altra lettera d’accusa

È anonima, come la precedente che aveva fatto scattare l’inchiesta: dito puntato su un solo consorzio

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Non sembra essersi ancora conclusa la vicenda legata ai contributi alle imprese concessi dai consorzi fidi, con alcune anomalie riscontrate dalla Camera di commercio in particolare sui ritardi nell’erogazione e sulla restituzione all’ente nel caso della cessazione dei requisiti o dell’attività stessa. Nei mesi scorsi il caso era stato sollevato da una lettera anonima, molto circostanziata, inviata anche al nostro giornale in cui si chiedeva appunto di fare chiarezza sollevando più di un sospetto sulle giacenze bancarie, ritenute anomale, di alcuni consorzi.

Dopo quella lettera la Camera di commercio si mosse immediatamente affidando ad Assefi (azienda speciale dell’ente di piazza Vittorio Emanuele) il compito di verificare tutti i passaggi dei singoli consorzi attraverso un accertamento con ispezioni a campione (10-15%) sulle pratiche dei cinque confidi e i rispettivi associati spulciando anche la contabilità legata al flusso di liquidità. Una prima ispezione che portò la Camera di commercio ad escludere violazioni di carattere penale, «evidenziando però – come dichiarato nella relazione del segretario generale Cristina Martelli - carenze nella gestione formale delle procedure (completezza delle rendicontazioni, annulli sulle fatture rendicontate, comunicazioni alle imprese del contributo concesso, evidenze circa la certificazione delle ritenute Irpef)».

Circa l'utilizzo dei fondi, le verifiche a campione avevano fatto registrare, complessivamente, due casi di mancati trasferimenti delle risorse dal Confidi all'impresa; in uno di questi, per cessazione dell'impresa. In alcuni casi, il trasferimento è avvenuto in misura inferiore con percentuali, riconducibili a circa il 10-20%, «che si ipotizzano sempre per ammissioni del segretario generale - riconducibili a commissioni/spese».

Ma la vicenda sembra essere tutt’altro che conclusa, tanto che la stessa Assefi non si è limitata ad un analisi a campione delle pratiche, invitando tutti i consorzi a presentare tutte le documentazioni in loro possesso relative agli ultimi cinque anni. A mettere ancora ulteriore pepe sulla vicenda, una nuova lettera anonima (a firma “un gruppo di imprenditori”) arrivata alla Camera di commercio, e per conoscenza anche al nostro giornale, intorno alla prima settimana di agosto. Lettera, come le precedenti, molto “tecnica” che però si concentra su uno solo dei cinque consorzi fidi. Intanto contestando i minori trasferimenti alle imprese dovuti a spese e commissioni. Contestazione che fa riferimento all’articolo 2 della convenzione dei consorzi fidi che non prevede la possibilità di trattenere somme a titolo di commissioni o rimborso spese. Poi, con cifre precise, su 210.000 euro che il consorzio avrebbe ricevuto tra il 2013 e il 2014 per la concessione di garanzie gratuite, garanzie gratuite che secondo gli autori della lettera non sono più concesse da oltre un decennio dallo stesso consorzio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»