Il Tirreno

Pisa

Tombini intasati di terra «Se vero, vado in Procura»

di Mario Neri
Tombini intasati di terra «Se vero, vado in Procura»

I residenti in via Ghisleri: il Comune aveva annunciato pulizie, mai fatto nulla L’assessore annuncia un’indagine interna, Pisamo nega di aver messo i cartelli

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PISA. «Tombini pieni di terra e mai puliti nonostante fossero stati annunciati i lavori? Se fosse davvero così allora saremmo costretti a fare un esposto alla Procura della Repubblica». Risponde da Cefalonia Andrea Serfogli. L’assessore plenipotenziario di Palazzo Gambacorti ha scelto l’isola della Grecia per le sue vacanze, le ferie sono cominciate lunedì, e proprio mentre Pisa veniva sommersa dall’acqua lui volava via verso le Ionie.

Dovevano essere pochi giorni di serenità dopo tutta l’estate passata al lavoro, sono cominciati senza pace. Ieri Il Tirreno ha documentato - anche con un videoreportage pubblicato sul sito - come lunedì molti tombini di via Arcangelo Ghisleri, nel quartiere San Marco, fossero ostruiti da terra e sporcizia. «Guardate qua, sono pieni di terra. Siamo stati noi a doverli ripulire per far defluire la piena, gli operai non sono mai venuti, sebbene il Comune avesse posizionato i cartelli», hanno raccontato durante un viaggio nei quartieri sommersi. «Su questo avvierò una verifica, un’indagine interna - dice Serfogli - Ma se verrà accertato che è stata installata la segnaletica stradale ma non sono mai state eseguite le opere, prenderemo provvedimenti». Serfogli, assessore al bilancio, ai lavori pubblici e alla cura della qualità urbana, ne è convinto: «Non sono le caditoie la causa di allagamenti così diffusi. L’acqua non defluisce bene perché la rete fognaria di Pisa è sottodimensionata, molta parte costruita o adeguata nel secondo dopoguerra, dunque non progettata per assorbire una bomba d’acqua da 150 millimetri di pioggia caduti in tre ore. Ma se venisse confermata, questa sarebbe una grave negligenza».

A chi spetta la competenza della pulizia dei tombini? A Pisa la manutenzione delle strade, dalle buche alla pulizia urbana, è in mano a Pisamo. E a sentire Alessandro Fiorindi, il suo amministratore unico, gli abitanti di via Ghisleri avrebbero preso un abbaglio. «Impossibile - dice - Abbiamo verificato: a giugno e luglio i nostri interventi si sono concentrati su San Francesco, Santa Maria, Don Bosco e Pratale, e ad agosto gli operai hanno lavorato sulle caditoie a Riglione, Oratoio e Putignano, dove la pulizia è ancora da completare. Non siamo mai stati né a San Marco né a San Giusto». Possibile che via Arcangelo Ghisleri sia una strada di smemorati?

«Vengano a dircelo qui, noi siamo sicuri», confermano gli abitanti. È escluso anche che abbiano equivocato i cartelli. Nella strada non si sono registrati recenti interventi alla rete fognaria, di cui ivece si occupa Acque spa. Lo conferma il presidente Giuseppe Sardu: «Ho fatto verificare, noi siamo stati lì solo per una riparazione ad una perdita ma a maggio».

Allora il racconto dei paesi sommersi non sembra soltanto quello di un’inefficienza ordinaria, alimentata dalla penuria di fondi, ma la storia di un’asimmetria, uno sbalzo fra detto e fatto. E l’incuria il prodotto di una beffarda e indifferente negligenza. Quella con cui un giorno si annunciano lavori di pulizia, costringendo i residenti a spostare le auto, e in un altro ci si rimangia la parola.

Le autorità lo ripetono: non sono i tombini la principale via di sfogo per le piogge pisane diventate monsoniche. Ma se in via Ghisleri fossero stati liberati dai detriti, l’acqua sarebbe rimasta tanto a lungo, tanto da superare le paratie, quelle evocate da Enrico Rossi, e che qui tutti hanno? La spa spende ogni anno 250mila euro sulla pulizia delle 30mila caditoie sul territorio, un quarto del milione di euro di budget assegnatogli da Palazzo Gambacorti. Bastano? «A pulire caditoie e bocche di lupo - dice Fiorindi - almeno una volta all’anno». Fate voi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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