Inquinamento, ferita al cuore di San Rossore
Pisa: nuovi sversamenti di gasolio lungo il fiume Morto. Gli idrocarburi sono già finiti in mare. Dal Parco: "Ci ritroveremo il gasolio sulla spiaggia"
SAN GIULIANO TERME. Questa volta è arrivato nel cuore della tenuta. Le macchie che galleggiano nel torrente almeno da due giorni con i loro baluginii iridescenti. E poi c'è quell'odore penetrante di gasolio lungo tutto il corso d'acqua. Sentirlo così, fra la natura di una delle riserve più importanti di Italia, sembra una ferita senza rimedio. «Ormai è già arrivato al mare – dice Andrea Gennai, direttore del Parco di San Rossore – entro pochi giorni ce lo ritroveremo sulle spiagge. Siamo molto preoccupati, il danno ambientale e di immagine è enorme».
Ancora uno sversamento di idrocarburi, ancora enormi quantità della sostanza contaminate sono finite nel fiume Morto. Era già successo domenica 16 agosto, quando Arpat e vigili del fuoco intervennero in un tratto del torrente nella zona di Gello. Mercoledì 26 invece sono stati i guardiaparco a lanciare l'allarme: una fortissima presenza del liquido viaggiava verso la foce all'altezza del ponte della Sterpaia, nella zona di Compalto. «Ho appena presentato una denuncia contro ignoti alla Forestale – dice il direttore Gennai – gli uomini del Corpo sono venuti sul posto e hanno potuto riscontrare la presenza dell'inquinante».
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:foto-e-video:1.11995983:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/foto-e-video/2015/08/27/fotogalleria/san-rossore-nuovo-sversamenti-di-gasolio-nel-fiume-morto-1.11995983]]
Una denuncia che si trasformerà presto in un'inchiesta della magistratura e che rischia di innescare un incidente diplomatico fra istituzioni e militari. Gli sversamenti di agosto non sono gli ultimi. Più volte i tecnici di Arpat hanno svolto sopralluoghi sul fiume Morto. E ne sono convinti: l'origine della contaminazione è uno scarico della fognatura in corrispondenza della caserma Gamerra, proprio a Gello, nell'area colpita due settimane fa. Ma i vertici della base dei paracadutisti negano qualsiasi coinvolgimento. L'hanno fatto anche l'ultima volta, annunciando però piena disponibilità a collaborare e un piano di carotaggi e analisi dei terreni. Dall'Agenzia regionale confermano: «C'è stato un nuovo sversamento, ancora una volta abbiamo chiamato i vigili del fuoco per posizionare barriere di assorbimento e contenimento, ma queste sono solo sistemi per tamponare e non risolvere il problema». Per riuscirci l'Arpat ha chiesto più volte di entrare all'interno della base dei parà. «L'area è vastissima – dicono da Arpat – servirebbe che i militari ci indicassero un piazzale, una cisterna o un luogo in cui vengono conservati o utilizzati idrocarburi».
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.11996055:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/pisa-gasolio-nel-fiume-morto-a-rischio-le-specie-rare-di-san-rossore/50539/51725]]
Gli sversamenti per ora si sono sempre verificati in seguito a forti piogge. E così sembra andata anche in questo caso, solo che l'intervento dei pompieri non è arrivato in tempo. «Ha già invaso i campi e bruciato tutta l'erba, e stamani ho visto moltissime gallinelle e anatre ricoperte di gasolio e melma nera, sono morte», si dispera Alvaro Banti, uno degli abitanti di Gello.
Non solo. La corrente ha viaggiato veloce e il gasolio si è preso anche il Parco, un'area classificata dall'Unione Europea come Sito di interesse comunitario e Zona a protezione speciale proprio perché posizionata sulle rotte di migrazione degli uccelli. E ora San Rossore trema. «Non ho elementi per capire di chi sia la colpa – dice Gennai – ma moltissime specie rare e protette vivono lungo quel corso d'acqua: cormorani, aironi, il falco pescatore, uccelli migratori, tartarughe acquatiche. E il tempo di biodegradabilità degli idrocarburi è molto lungo, per un bel po' si appoggerà alle sponde ma fra poco lo ritroveremo anche a riva. I turisti che visitano la riserva sentono l'odore, abbiamo già dovuto sospendere la pesca sportiva autorizzata su prenotazione. Se non si ferma subito la fonte di inquinamento i danni ambientali e d'immagine potrebbero essere irreparabili».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
