Il Tirreno

Pisa

Sversamento di gasolio nel fiume Morto

Tonnellate di idrocarburi nel torrente a San Giuliano. Per l’Arpat l’origine è una caserma di parà. I militari negano

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SAN GIULIANO TERME. Una macchia nera e iridescente da ieri galleggia sul fiume Morto in un’ansa che attraversa Gello. Tonnellate di gasolio sono state riversate nel torrente a San Giuliano Terme per più di ventiquattrore consecutive. Non è la prima volta che succede, e quel che è più grave è che sullo sversamento, bloccato ieri pomeriggio grazie all’intervento dei vigili del fuoco e dei tecnici dell’Arpat, sta andando in scena un incidente diplomatico, una diatriba fra esperti della Regione e militari arrivata al culmine di una serie di episodi che va avanti da mesi.

Secondo i tecnici dell’Agenzia regionale di protezione ambientale, l’origine della contaminazione è uno scarico della fognatura in corrispondenza della caserma Gamerra. Ma i vertici della base dei paracadutisti negano qualsiasi coinvolgimento.

«I vigili del fuoco sono stati allertati alle 14 da gente del posto. I nostri tecnici - spiegano dall’Arpat - sono arrivati sul posto alle 15,40. Lo sversamento di idrocarburi era distintamente rilevabile da uno scarico che aveva generato una macchia a monte della bocca di fuoriuscita». Il gasolio ha smesso di pullulare dalla condotta solo ieri pomeriggio. È già successo. E gli uomini dell’Agenzia sono sempre andati a bussare alla porta della caserma di via di Gello per «sversamenti accidentali e tracimazioni causate da forti piogge». Lo fanno anche stavolta. Ma se in passato gli ufficiali avevano acconsentito ad una visita, questa volta la negano. «Gli ufficiali - scrive l’Arpat - sono stati dettagliatamente informati dello sversamento e a loro è stato chiesto se vi fossero possibili fuoriuscite, contaminazioni accidentali dei piazzali o delle zone di lavoro». Niente, i parà «declinano ogni responsabilità». Tutti i controlli svolti finora, rispondono, hanno sempre dato esito negativo. Eppure per l’Arpat non ci sono dubbi. I campionamenti saranno fondamentali, ma «non c’è alternativa a quello scarico - dicono dall’Agenzia - abbiamo ispezionato la fognatura, aperto i tombini, e alcuni pozzetti hanno evidenziato la netta presenza di idrocarburi sulla superficie dell’acqua. L’odore poi era inconfondibile». Anche i tecnici di Acque spa ieri hanno confermato. La società gestisce l’acquedotto industriale e ha escluso che il gasolio provenisse dalle fabbriche. La macchia di gasolio è stata fermata, contenuta con delle panne galleggianti. Le barriere di contenimento posizionate sul corso d’acqua dai vigili del fuoco hanno evitato che defluisse lungo il corso del fiume Morto e arrivasse al mare. Ma adesso andrà rimosso con delle idrovore, e - in assenza di un responsabile accertato - dei lavori dovrà farsi carico il Comune.

«Si tratta di un fenomeno anomalo - spiegano da Arpat - perché quegli scarichi fanno parte di una rete di raccolta delle acque piovane. Sospettiamo ci possano essere perdite accidentali nel terreno da qualche cisterna, ma senza poter visitare la caserma è impossibile avere evidenze certe di una responsabilità e dunque fare ricorso a provvedimenti di interventi urgenti».

(m.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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