Il Tirreno

Pisa

L'INCHIESTA

Riciclaggio, archiviazione per Covarelli

Gli ex presidenti del Pisa Leonardo Covarelli e, nel riquadro, Luca Pomponi
Gli ex presidenti del Pisa Leonardo Covarelli e, nel riquadro, Luca Pomponi

Stessa sorte riservata a De Megni. L’ex presidente del Pisa fu arrestato nel marzo 2014. Posizione ancora aperta per Pomponi

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PISA. Non sapevano che i soldi finiti sui loro conti, attraverso bonifici da banche estere, provenissero da fondi sottratti da un maxi-fallimento. Ignari dell’origine illecita del denaro, il già presidente del Pisa, Leonardo Covarelli e l’ex suocero Dino De Megni, sono usciti con un decreto di archiviazione dall’inchiesta che nel marzo 2014 li portò agli arresti domiciliari per riciclaggio.

Lo ha deciso il gup del Tribunale di Perugia con un pronunciamento che ha accolto le richieste del pubblico ministero. In poco più di un anno la sorte processuale di Covarelli e De Megni, assistiti dall’avvocato Gianni Spina, è stata definita dopo lo stralcio su Perugia e Roma delle indagini coordinate dalla Dda di Napoli. E all’orizzonte c’è una causa per richiesta danni nei confronti dello Stato.

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Furono sei gli arrestati nel marzo 2014.  Le posizioni dei quattro rimasti nell’inchiesta sono ancora pendenti a Roma e riguardano Cristina Lo Sole, Umberto Flesca Previti, Antonio Aceti e Luca Pomponi, anche lui al vertice della società nerazzurra dal 2008 al 2009 dopo averne preso le redini proprio da Covarelli (2005-2008). Le accuse mosse ai sei erano di riciclaggio di denaro, false fatture e reimpiego di soldi di provenienza illecita. Denaro utilizzato per il tentato acquisto della clinica napoletana Ruesch (quote per 250.000 euro) e proveniente dal fallimento della San Pio sas, società romana che operava nel settore alberghiero (fallimento da 108 milioni di euro).

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