Il Tirreno

Pisa

lungomonte

Assalto agli agriturismi: cresce l’allarme

di Mario Neri
La camera da letto messa a soqquadro nella struttura
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La camera da letto messa a soqquadro nella struttura

L’ultimo caso nella notte, i ladri hanno svaligiato La Piaggia. Portato via anche l’impianto di videosorveglianza

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PISA. Sul tappeto, accanto alle pantofole, sono finiti anche i libri che la signora Gianna tiene sul comodino e legge prima di andare a letto. I ladri non hanno risparmiato nulla: lettere custodite nei cassetti, abiti, indumenti intimi, borse aperte di fretta, scatole piene di cose private rovesciate dappertutto e strappate via dai mobili. Sparse per terra le cornici con le foto di famiglia, la borsa dell’acqua calda che lei nemmeno sapeva di avere più, scatole, scarpe, oggetti d’arredo. «Hanno rovistato ovunque - dice - Guardi là, tutte le nostre cose, le più intime. Non so nemmeno bene cosa abbiano portato via. Sono passate ore, dovrei fare un elenco per la denuncia, ma non riesco a concentrarmi, sono ancora sotto choc».

Non è la prima volta che Gianna Cavicchioli e suo marito Enrico Bartolucci subiscono un furto al loro agriturismo: era successo anche due anni fa, da casa erano spariti soldi e gioielli, ma questa volta chi è entrato alla Piaggia è andato a colpo sicuro. Chi ha svaligiato quel cascinale bianco a San Giuliano Terme, nel paese di Campo, si era preparato. E non è la prima volta che succede. È capitato qualche tempo fa a La Nicla, un paio di anni fa a La Grotta e perfino al Leopoldino. Tutti piccoli resort del gusto e del relax isolati dai centri abitati fra la campagna e le colline della zona. «Troppi, troppi casi - dice la titolare del Leopoldino - spero che qualcuno decida di intensificare i controlli con le pattuglie perché sembra sempre la stessa mano».

Per questo Gianna ed Enrico, sessantenni diventati agricoltori per passione, sono più preoccupati del solito. Qualcuno l’altra notte sapeva che i due gestori sarebbero usciti per andare a cena in un ristorante. «Siamo partiti da casa alle 20.30 - racconta Enrico - e a mezzanotte e venti è scattato l’allarme». L’auto dei vigilantes è arrivata troppo tardi, i ladri erano già fuggiti. Per intrufolarsi nella struttura hanno utilizzato una scala appoggiandola proprio sotto la finestra della loro camera. Non sotto una delle quattro stanze destinate ai clienti. «Con un’ascia hanno sfondato la persiana - continua Enrico - Era inserito il sistema d’allarme, un dispositivo sofisticato ma non attivo in camera. Così finché sono rimasti lì hanno potuto agire indisturbati, mettendo a soqquadro tutto. Cercavano una cassaforte, che non abbiamo, ma sono riusciti comunque a rubare l’incasso degli ultimi giorni e altri oggetti. Poi, una volta usciti nel disimpegno, gli infrarossi hanno fatto scattare le sirene».

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Si sono presi perfino l’impianto di videosorveglianza le immagini delle telecamere. «Per fortuna non avevamo clienti, si immagina cosa sarebbe successo». Per la signora Gianna quell’intrusione è uno strappo al cuore, la violazione di uno spazio emotivo e pieno di affetti. «Non riesco a mettere a fuoco», ripete. Ma le è rimasto in testa un flash che potrebbe aiutare i carabinieri nelle indagini. «Per arrivare all’agriturismo bisogna percorrere una strada sterrata, buia, dove per transitare si deve cedere il passo. Uscendo ci siamo incrociati con una Opel grigia. C’erano due ragazzoni muscolosi e tatuati, avevano un cane. E sul sedile posteriore due caschi. Non so, magari è una coincidenza».

Magari è la chiave per fermare la banda che sta razziando gli agriturismi. E un modo per farsi passare il magone per quel vecchio cassettone in radica pieno di cose preziose saccheggiato come un bazar.

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