Il presidio
LA MIA FUGA SUL TRENO PER LUCCA LO STUPRO È VIOLENZA DI GENERE
di MARILÙ CHIOFALO* Ci pensa la mia Anna, nei suoi sedici anni, a restituirmi la mia storia, mentre ad occhi bassi guardiamo il video della Polizia di Stato. Treno Pisa-Lucca stracolmo alle 7 dei...
di MARILÙ CHIOFALO*
Ci pensa la mia Anna, nei suoi sedici anni, a restituirmi la mia storia, mentre ad occhi bassi guardiamo il video della Polizia di Stato. Treno Pisa-Lucca stracolmo alle 7 dei miei 22 anni, quando ci si trovava a Lucca per studiare Quantistica. Appisolata, sgrano gli occhi in tempo per cogliere il vagone desertificato e incrociare quelli dell’aggressore, bianco (per fatti violenti pare usi specificare il colore della pelle), mentre balza sul sedile davanti a me, si tende per afferrarmi e io simultaneamente scatto a molla caricata ad adrenalina per guadagnare il vagone adiacente. Lui dietro, con l’esitazione che gli vanifica il proposito. Avvisato il capotreno, viene fermato dalla Polfer.
Cosa in comune, a parte il tragico epilogo? Questione soprattutto di sicurezza, per alcuni, e tagli alle forze dell’ordine: più controlli, meno rischi. Servirebbero 1000 agenti al giorno sui treni toscani e enormemente di più tra le mura domestiche dove avviene l’85% delle violenze sulle donne. Più a portata parrebbe almeno la certezza di pene esemplari. Questione di culture per altri, o di sicurezza e immigrazione (dove c’è un errore logico c’è posto anche per due).
Non in questo caso, ma per altri sono le donne a “cercarsela”. Si ricorderà la sentenza dei jeans, con cui un uomo fu assolto perché come si fa a sfilarli senza collaborazione? Un prezioso indizio giunge a sorpresa da Firenze, dove 6 ragazzi accusati e condannati in primo grado per lo stupro di una coetanea di 22 anni sono appena stati assolti. La verità giudiziaria è evidente e tutti la rispetteremo. Non è qui utile sapere la colpevolezza, ma le parole miliari scolpite a motivare la sentenza: “iniziativa di gruppo non ostacolata”, i 6 giovini hanno “mal interpretato la disponibilità della ragazza” che era “non sobria ma presente a se stessa” e ha avuto una “vita non lineare”. Nella sicurezza di una sentenza giudiziaria per 6 italianissimi fiorentini, è un giudizio riferito al codice penale di tutti o alla morale di alcuni? In attesa che “vita non lineare” appaia su manuali giuridici (e “teoria gender” in quelli di scienze sociali), ecco cosa emerge. Una questione di cultura delle differenze di genere che ti bolla solo a invocarla, e di poter esprimere la propria identità senza andare al rogo perché fuori dagli schemi di certi uomini: quelli così impotenti e terrorizzati dalla sfolgorante bellezza di una donna consapevole, da cambiarle i connotati per crearla a propria immagine e somiglianza.
Vorremmo accompagnare tutte queste ragazze via dal rogo, sostenerle mentre in tali doglie con resilienza rigenerano se stesse: come le donne, con il loro potere generativo, sanno fare. Roghi medievali, per alcuni, come la non-accoglienza di migranti. Con tutto il rispetto per il Medioevo, dico io, che almeno nel travaglio ha partorito un Rinascimento. Non per noi, persi nella confusione che non sa nemmeno nominare le cose: lo stupro è violenza di genere, non generica violenza.
(*assessora Comune di Pisa)
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