Il Tirreno

Pisa

Ragazza violentata sul treno Il diritto di sentirsi al sicuro

Antonio Valentini
Un'immagine del video che documenta la violenza sul treno
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Un'immagine del video che documenta la violenza sul treno

I treni regionali sono diventati più sguarniti e insicuri. La tecnologia non basta, occorrono più controlli

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Non è ammissibile. Nessuna violenza è tollerabile, ma lo stupro è la madre di tutte le sopraffazioni. A renderla inaccettabile è soprattutto la trasformazione che si impone alla vittima: non più essere umano, ma macchina biologica. Una cosa, insomma, che si getta via quando ha assolto allo scopo primario di servire a qualcuno. Si fonda sulla brutale negazione del principio cartesiano che identifica l'essere umano con la capacità di pensare: lo stupratore come fa a non immedesimarsi nella donna che subisce lo stupro, come è possibile che non capti il dolore, il senso di schifo e la repulsione provata da chi è violata nella sua sfera più intima e nascosta, quella in cui il corpo e l'anima tendono a saldarsi? Con quale diritto lui, per questo già macchina biologica, trasforma lei in un pezzo di carne senza porsi dubbi né domande?

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Lo stupratore del treno Livorno-Pisa ha agito per opportunità. Ha colto l’attimo che gli è parso favorevole: la vittima è salita al secondo piano del vagone, vuoto come il deserto dei tartari; lui col suo sacco pieno di roba da vendere l’ha seguita, ha mollato tutto, ed è andato subito al sodo, consumando la violenza nello stretto passaggio tra i sedili. È pensabile che un fatto del genere sia accaduto in un tratto brevissimo (19 chilometri) e in pieno giorno? Sì, è pensabile poiché i treni regionali sono diventati sguarniti e insicuri.

Oltre ai passeggeri - e all’ora in cui è avvenuto il fattaccio, in un sabato pomeriggio d’estate, erano meno che pochi - sui convogli viaggiano il macchinista e il capotreno. Punto. Solo di rado si vede qualche poliziotto. E non è lecito stupirsi più di tanto, poiché gli uomini in divisa non bastano. Si vedono invece gli effetti dei tagli progressivi alla spesa pubblica, con conseguenze durissime sui servizi: meno treni e più scadenti, meno personale e più indaffarato, meno controlli nelle stazioni e più mansioni da svolgere, meno addetti alla tutela pubblica e più tecnologia malfunzionante o inutile.

Tutto si traduce nella negazione del diritto elementare alla sicurezza, condizione basilare della convivenza in uno Stato civile. A farne le spese sono i pendolari, quanti si servono del trasporto regionale. Bene sarebbe pensare meno ai profitti è più alla qualità dei servizi e per questo basterebbe un calcolo terra-terra: quanti sono gli utenti toscani dell’alta velocità? Quanti i pendolari? Risultato scontato, con i secondi che sopravanzano di gran lunga i primi: ecco allora dove bisogna investire, in termini di efficienza e sicurezza.

Ad aver stuprato la ragazza pisana di vent’anni è stato un venditore senegalese. Ciò aizzerà ancor più ruspisti e razzisti nella loro campagna xenofoba. Ad essi reagiranno gli inclusivisti, che condanneranno senza mezzi termini l’impeto istintuale e colpevole per poi produrre statistiche e studi ponderosi. A tutti bisogna dire basta, le gazzarre alimentano solo i talk-show e i social. Viceversa i treni hanno bisogno di tornare luoghi sicuri dove nessuna donna rischi lo stupro solo perché viaggia o lavora da sola. Come? Ora che lo stupratore è in carcere, tocca ai politici trovare la ricetta giusta. Non per qualunquismo, ma solo perché, chi può, faccia (almeno qualcosa).
 

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