Il presidio
«Mi brucia ancora la gola non so cosa ho respirato»
Il racconto della pensionata raggirata da un bandito entrato in casa col casco «Ha aperto il rubinetto in cucina, poi ho iniziato a tossire. Sapeva come muoversi»
PISA. «Mi brucia ancora la gola. Quel bandito si è mosso con una sicurezza che sembrava il padrone di casa».
Sta meglio, ma è ancora provata dall’esperienza vissuta mercoledì intorno a mezzogiorno nella sua abitazione sulla via Aurelia a Madonna dell’Acqua, Giovanna Fabbri, 85 anni. Il truffatore-rapinatore, arrivato con un complice rimasto ad attenderlo sullo scooter in strada, non si è mai tolto il casco e aveva i guanti.
Nel racconto della pensionata, che, come scritto nell’edizione di ieri, è stata portata dalla polizia al pronto soccorso per il bruciore agli occhi e il forte raschiore in gola, c’è l’amarezza per i beni rubati e la consapevolezza di non potersi sentire più sicura neanche nella propria casa.
«Si è portato via tutto l’oro – spiega l’anziana accanto al marito Salvatore Diliberto, 87 anni –. In tanti anni avevo messo da parte numerosi monili e gioielli. Di recente mi avevano anche regalato dei preziosi. Non mi è rimasto più niente». L’oro è svanito con il rapinatore che, per neutralizzare la coppia di anziani, non ha usato violenza. Ha fatto ricorso a un sistema subdolo quando viene usato contro persone indifese come gli anziani: li ha narcotizzati. È una tecnica in uso da tempo e che in questi giorni sta facendo vittime in tutta la Toscana. Una volta ottenuta la fiducia del bersaglio da colpire viene chiesto aprire il rubinetto dell’acqua in cucina. Senza farsene accorgere i truffatore lasciando cadere nel lavello delle pasticche di cloroformio che a contatto con l’acqua si sciolgono liberando una sostanza aggressiva per le vie respiratorie.
«Non ho visto bombolette spray – prosegue la signora Fabbri, battagliera per la sua età, ma con qualche acciacco al cuore –. Ma nell’aria c’era qualcosa che ci ha come imbambolati. Sia io che mio marito abbiamo iniziato a tossire senza prendere respiro».
Il bandito ha suonato all’abitazione dei Diliberto. Salvatore ha aperto la porta e il tipo, sempre con il casco in testa, si è presentato come un tecnico del gas. Indossava una casacca a gilet arancione catarifrangente e un cartellino identificativo.
«C’era anche la foto – aggiunge la rapinata –. È entrato con fare deciso dicendo che doveva controllare le tubazioni del gas. L’ho visto salire le scale insieme a mio marito. Parlava italiano e, da quello che potevo vedere, era giovane, avrà avuto sui 25 anni. È andato in cucina e ha aperto il rubinetto. Dopo qualche secondo ho sentito un cattivo odore. È in quel momento che abbiamo iniziato a tossire e lo abbiamo perso di vista».
Il malvivente, messi fuori uso i due anziani, si è diretto senza indugio nella camera da letto. Il portagioie sistemato sul comò è stato il primo obiettivo, poi si è dedicato ai cassetti. Quando il bottino in oro e gioielli gli è sembrato sufficiente è fuggito lasciando la coppia alle prese con i malesseri provocati dalla sostanza narcotizzante propagata nelle stanze.
«È andato a colpo sicuro – conclude la pensionata –. Sono convinta che ci sia qualcuno che li informa. Non si spiega in altro modo la velocità con cui ha agito. Non ci era mai capitata una cosa del genere, ma se devo dire la verità sapevamo che prima o poi sarebbe toccato anche a noi».
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