Il Tirreno

Pisa

Truffa, sindacalista e autista del Tribunale finisce sotto processo

di Pietro Barghigiani
Truffa, sindacalista e autista del Tribunale finisce sotto processo

L’accusa: anni di assenteismo coperti da certificati medici Respinta la richiesta di spostare il giudizio da Pisa

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PISA. È un sindacalista e lo accusano di aver truffato il proprio datore di lavoro presentando certificati medici che gli hanno permesso di assentarsi dal servizio per lunghissimi periodi. Un presunto inganno ai danni di un datore di lavoro particolare: il Tribunale di Pisa.

Storia delicata per ipotesi di reato e contesto in cui è maturata, quella che vede Maurizio Piaggeschi, 49 anni, autista in servizio al Tribunale, nonché esponente con incarichi nazionali del sindacato Ancas (associazione nazionale conducenti automezzi speciali) sotto processo per truffa ai danni dello Stato (pena da 1 a 5 anni). Il gip lo ha rinviato a giudizio accogliendo la richiesta della Procura che aveva iniziato a indagare dopo la segnalazione dello stesso Tribunale.

L’accusa. All’origine del processo ci sono le assenze prolungate nel tempo, la contestazione indica in almeno 6 anni e mezzo, e un mal di schiena riportato nei certificati medici.

A Piaggeschi viene imputato un comportamento truffaldino perché «nella sua qualità di dipendente pubblico, in servizio presso il Tribunale di Pisa con mansioni di conducente di automezzi, con artifici e raggiri consistenti nella esibizione di certificati medici attestanti una lombalgia tale da non consentirgli di svolgere la sua prestazione di lavoro, nei periodi in cui non avrebbe potuto fruire dei permessi o dei distacchi sindacali, induceva in errore l'amministrazione di appartenenza che gli riconosceva il diritto di godere di periodi di congedo straordinario e di aspettativa, procurandosi l'ingiusto profitto di conservare lo status di dipendente statale e quindi di percepire la retribuzione, di beneficiare dei contributi assistenziali e pensionistici, nonché di fruire dei periodi di congedo ordinario, di aspettativa per motivi familiari e dei permessi previsti dalla legge 104/92 senza mai svolgere la sua prestazione lavorativa». Il periodo preso in esame dalla Procura copre per intero gli anni 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013 e da gennaio a giugno 2014. Quando non era in permesso come sindacalista, era malato. Una situazione sulla quale i vertici del Tribunale hanno chiesto alla Procura di puntare i fari e il risultato ottenuto è stato il rinvio a giudizio per truffa.

Il processo resta a Pisa. Piaggeschi si era anche rivolto alla Cassazione per chiedere, ricevendo un rifiuto, la rimessione del processo prevista dal codice di procedura penale in casi eccezionali. «La rimessione è un istituto molto delicato che può essere applicato solo in presenza di gravi situazioni locali non altrimenti eliminabili che per di più pregiudicano lo svolgimento del processo - è il senso della norma –. Si tratta di situazioni territoriali così determinanti da poter incidere sul regolare e corretto andamento del processo, sull'incolumità pubblica o che siano causa di motivi di legittimo sospetto».

A suo dire l’ambiente giudiziario pisano dove lui è in organico non avrebbe garantito la giusta serenità. Non veniva messo in discussione l’equilibrio dei singoli magistrati, ma la sede nel suo complesso era stata definita come la meno idonea a giudicare in modo imparziale il fatto.

Nella sua richiesta l’imputato aveva auspicato «una interpretazione più duttile della norma che ne recuperi il rapporto strumentale rispetto all'esigenza di assicurare sempre e comunque l'imparzialità del giudice, quale precondizione irrinunciabile di ogni processo che possa definirsi giusto e dunque sensibile alla necessità di rimuovere ogni situazione in cui l'imparzialità non solo sia compromessa, ma possa anche ragionevolmente esserlo». Il no della Suprema Corte conferma la sede del processo a Pisa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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