Il Tirreno

Pisa

pisa di notte

La stazione del trammino ancora in cerca di padrone

di Gianluca Campanella
La vecchia stazione del trammino fotografata di notte da Fabio Muzzi
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La vecchia stazione del trammino fotografata di notte da Fabio Muzzi

Il palazzo ex Cpt è uno dei simboli più amati, capolinea dei viaggi per il litorale. Da mesi è sul mercato (senza acquirenti) mentre il terminal va alla Sesta Porta

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PISA. «C’era una volta il trammino»: tutte le storie che parlano del palazzo dell’ex Cpt cominciano così, perché quella stazione è stata (ed è rimasta nei cuori) il capolinea del trammino che da Pisa conduceva al litorale. Il fabbricato del 1932 è immortalato nella quindicesima stampa della collana “Pisa di notte”, in omaggio oggi con Il Tirreno: ogni scheda presenta uno scatto di Fabio Muzzi e un commento di Marco Barabotti.

Scelte architettoniche. A un occhio veloce il palazzo sembra medievale, perché gli architetti hanno voluto rispettare il contesto in cui era collocato: accanto ci sono le mura di quel periodo e così torretta con i merli, archi a sesto acuto “disegnati” sulle facciate e loggiato sono stati realizzati in stile neomedievale. Se ci si sofferma con più attenzione si notano inserti liberty e riferimenti alla Repubblica pisana, come gli affreschi sotto la grondaia. La stazione di Marina è quasi all’unanimità riconosciuta come la più bella, ma quella di piazza Sant’Antonio è la più simpatica: nonostante l’accozzaglia di stili ha una sua identità e una sua storia. E, soprattutto, non è un palazzo nato per uno scopo e poi riadattato; ma è stato costruito appositamente per essere stazione: quindi è accogliente e tutti gli spazi (biglietteria, sala d’attesa, deposito bagagli) sono studiati a misura di viaggiatore.

Prima. La stazione è nata in epoca di grandi cambiamenti: proprio nel 1932 il trammino è passato alla linea elettrificata. La tramvia a vapore tra Pisa e Bocca d’Arno era stata inaugurata nel 1892 su richiesta al Comune da parte della società (Sifet) che gestiva la linea Pisa-Pontedera. E ogni mezzo aveva un nome diverso: Galileo Galilei, Dante Alighieri, Leonardo Fibonacci, Camilla del Lante, Niccolò Macchiavelli, Nicolò Pisano sono alcuni dei personaggi che hanno battezzato i viaggi verso il mare. C’è un ultimo elemento che si aggiunge ai tanti citati e completa il quadro d’affetto che i cittadini provano per il palazzo: il 31 agosto 1943 è ricordata come tristissima data del bombardamento di Pisa; gli aerei alleati sganciarono 367 bombe sul quartiere di Porta a Mare, distruggendo quasi tutti gli impianti della stazione, mentre il fabbricato viaggiatori (il finto medievale) rimase in piedi.

Oggi. Ancora per qualche giorno la struttura è sede e terminal del (fu) Cpt, Consorzio Pisano Trasporti che è confluito in una società più grande: Ctt Nord, che riunisce anche le aziende di trasporto locale di Lucca e Livorno. Uffici, partenze e parcheggi dei bus si stanno per trasferire alla Sesta Porta, qualche decina di metri più a ovest, che è il nuovo nodo di interscambio gomma/ferro e pubblico/privato. E tutti dicono di volere quel palazzo, ma nessuno se lo piglia: l’ultima asta è andata deserta (il prezzo base era 1.266.100 euro) nonostante che in tanti - banche, fast food e altri soggetti - avessero detto (o fatto intendere) di essere interessati. Si può vendere un pezzo di storia? Sì, se si pensa che il proprietario è la Provincia e che la poesia è bella quando si ha il portafoglio pieno, situazione che purtroppo non è.

Spazio ai ricordi. Non resta che rievocare i bei momenti: tra i ricordi personali di Antonio Mazza c’è «la sensazione di sentirsi utile». Mazza è stato per anni autista dei bus e poi rappresentante sindacale della società Cpt: il consorzio aveva lasciato a disposizione i locali della torretta per l’attività dei sindacati. Ma il contatto con i passeggeri resta insostituibile: «Tutti venivano lì, perché sapevano di trovare qualcuno che ti dava una mano. Noi con i pullman arrivavamo anche a Livorno e chi doveva spedire un pacco ce lo affidava perché risparmiava». Nella città labronica qualcuno informato veniva a ritirare il collo. «Oppure ci chiedevano di portare un certificato all’Inps». Piccoli favori, che i numeri di oggi e la società diversa rendono impensabili.

Pista ciclabile. A rievocare i fasti del trammino che fu ci dovrà pensare una pista ciclabile (la cosiddetta ciclopista dell’Arno) che ripercorrerà lo stesso tragitto. Fabio Vasarelli, che in varie associazioni e comitati si batte per non disperdere le glorie della pisanità di un tempo, ogni anno organizza «una passeggiata in bici, generalmente a marzo, nel contesto di analoghe manifestazioni sulle ferrovie abbandonate». Tra qualche mese uscirà un libro sull’argomento, specifico sulla storia locale: «In quell’occasione faremo un nuovo viaggio». Stavolta tutto per il trammino. Dopo i tanti che fece per noi.

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