Il Tirreno

Pisa

QUANDO L’EVENTO DELLA CITTÀ DIVENTA SOLO UN’ALTRA MOVIDA

di FRANCESCO LOI

di FRANCESCO LOI Il. dibattito è aperto. E non da questa edizione. Un altro pienone da oltre centomila persone su lungarni e dintorni. Pisani di città, pisani della provincia, toscani di varia...

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di FRANCESCO LOI

Il. dibattito è aperto. E non da questa edizione. Un altro pienone da oltre centomila persone su lungarni e dintorni. Pisani di città, pisani della provincia, toscani di varia provenienza, turisti stranieri. Ma cos’è la Luminara? Quanto è rimasto della festa religiosa? Quanto la maleducazione, il peggior consumismo o comunque lo scorrere dei tempi ha travolto la tradizione? Abbozzi di risposte. Della festa religiosa rimane sempre meno. Non basta la voce narrante, sovrastata spesso dal vociare sguaiato, per ammantare la manifestazione principe del Giugno Pisano dell’antica atmosfera. La Luminara è progressivamente diventata altro. Nel bene e nel male. Per il pisano vero è sempre un’emozione, un vanto oltre il campanilismo. Lo testimonia il numero di presenze, così alto che per la Luminara sconfinare anche nel male è conseguenza inevitabile.

Quello che si riversa sui lungarni la sera del 16 giugno è di tutto un po’. E’ una riproposizione in grande delle “normali” notti della movida, eccessi compresi o, se volete, in prima fila. Con l’aggiunta però di tanti pisani-pisani: niente come la Luminara, con la forza della sua storia e del suo fascino, riesce a catapultarli fuori di casa. E’ l’Evento. Lumini più fuochi d’artificio. Già, i fuochi: il mix con i giochi di luce e la musica è un altro segno dei tempi che cambiano. Una modernizzazione: meglio o peggio? Anche qui il dibattito è aperto, acceso.

Dopo i fuochi - quaranta minuti di spettacolo dalle 23 (ma stavolta più lento del solito, troppo per una Luminara 2.0) - si apre la notte di San Ranieri. E quelli che sono stati fino a quel momento solo segnali degli eccessi della movida diventano la realtà, con la Luminara ridotta a pretesto: un’occasione per lo sballo, slegata da qualsiasi forma di rimando alla tradizione, alla storia, alle caratteristiche religiose. Qui però si esce dalla magia dei lungarni per finire in viuzze e piazzette, meglio se riparate o seminascoste. E’ lì il giorno dopo che si mostra lo spettacolo dello scempio a contrasto stridente con quello dei “lamparini”. E costringe ad operazioni di pulizia notevoli per restituire l’ordine.

Questi eccessi della Luminara sono lo specchio della società. Più agenti delle forze dell’ordine, coadiuvati da volontari, nelle strade? C’erano. Più cestini per i rifiuti? Posizionati. Meno ambulanti, regolari, sull’asse delle “vasche” sui lungarni? Fatto. E il traffico? Più parcheggi scambiatori, con quello all’Ikea strapieno.

L’altro lato della stessa medaglia è il tema dell’educazione, del rispetto della città e della sua storia: necessario, ma troppo lungo in questa sede. La certezza però è che la Luminara debba essere e restare sempre di più di chi la ama, la sente, la rispetta. E ogni sforzo in più che potrà essere compiuto in questo senso non sarà mai sprecato.

Ogni idea è ben accetta. Eccone qualcuna raccolta in giro, se si vuole restare nello spirito Unesco di una manifestazione patrimonio dell’umanità, quindi di apertura e non di chiusura, a meno che prevalga il partito della Luminara-minimal, ai limiti del numero chiuso e del semiabbandono di anni fa (con i famigerati buchi di luci). Prima idea: posizionare nei pressi dei lungarni cartelli ben visibili con l’indicazione dei comportamenti vietati e relative sanzioni (poi, se del caso, da applicare). E ancora: controlli agli ingressi dei lungarni con presenza più percepibile delle forze dell’ordine come deterrente. Resta però aperto un problema: chi a fuochi terminati vuole eccedere, eccede comunque altrove nel centro città, quello delle viuzze e delle stradine.

Infine, per meglio tutelare chi davvero vuole godersi l’atmosfera originale della Luminara, c’è chi propone l’introduzione di un biglietto per l’accesso sui lungarni (a costo contenuto se non simbolico). Un modo per allentare la pressione.

La sensazione è che sarebbe però una sconfitta per la città civile. Altro che Unesco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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