Ricatto hard, il barista: «Mi servivano soldi»
PISA. Comparirà stamani davanti al gip, Giuseppe Laghezza, il barista di 26 anni arrestato in flagranza di reato dai carabinieri domenica intorno alle 13 con 10.000 euro nascosti nelle scarpe....
PISA. Comparirà stamani davanti al gip, Giuseppe Laghezza, il barista di 26 anni arrestato in flagranza di reato dai carabinieri domenica intorno alle 13 con 10.000 euro nascosti nelle scarpe.
Quella somma, secondo l’accusa, era il prezzo del silenzio pagato da un fornitore che era stato ripreso, con un cellulare nascosto, dal giovane durante un rapporto sessuale.
Una volta girato il video è scattata la richiesta di soldi per evitare la divulgazione online.
«Avevo bisogno di soldi» si è giustificato con i carabinieri al momento del fermo il barista nei confronti del quale il sostituto procuratore, Giovanni Porpora chiederà la misura della custodia cautelare in carcere.
Il 26enne si trova al Don Bosco dal primo pomeriggio di domenica con l’accusa di estorsione. Un reato punito con una pena che va dai 5 ai 10 anni.
Un trasferimento in cella avvenuto poche ore dopo essere stato bloccato dai militari all’interno della sua auto con i soldi nascosti nelle scarpe.
Sono passati pochi minuti da quando ha preso le banconote dal fornitore, sposato e con figli, ricattato con la minaccia di diffondere il video hard.
È stata la moglie del fornitore a scoprire per caso quelle immagini sul cellulare del marito che a quel punto, non avendo più nulla da nascondere in famiglia, ha deciso di presentarsi dai carabinieri con i quali ha concordato l’appuntamento per lo scambio soldi-video a luci rosse.
Il barista, incensurato, ha riferito di trovarsi in difficoltà economiche e ha fornito un’ampia confessione sui fatti contestati.
La necessità di reperire denaro lo ha portato ad architettare e mettere in pratica il video-ricatto che nel giro di un paio di settimane, dal giorno dell’incontro hard, si è concluso con le manette per il 26enne accusato di estorsione.
I messaggi sul telefonino della sua vittima e l’invio del video piccante con l’esplicita richiesta di soldi hanno costituito una base più che solida per l’arresto avvenuto anche in flagranza dopo il passaggio del denaro.
Le banconote che il fornitore ha consegnato al barista erano state segnate dai carabinieri. Le stesse trovate dopo qualche istante nelle scarpe del 26enne fermato appena salito in auto dopo aver incassato la somma nel suo locale in centro dove aveva dato appuntamento all’uomo con cui aveva fatto sesso filmandolo a sua insaputa.
Dopo la convalida del fermo, il gip dovrà decidere se lasciare in carcere il barista, come chiede la Procura, o se disporre una misura meno pesante, dai domiciliari all’obbligo di firma.(p.b.)
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