Tutta social e umanità La corsa vincente dell’outsider Nardini
L’eletta a sorpresa in consiglio regionale però non si sbilancia «Nel Pd i giovani devono saper coesistere con i più esperti»
PISA. Una voce nuova da far sentire con la forza della gioventù. L'elezione di Alessandra Nardini nella lista del Pd è stata la grande sorpresa delle regionali. E ora quella voce inizia a lanciare idee e messaggi precisi.
Alessandra, la sua elezione è stata clamorosa. Secondo lei a cosa è dovuta?
«Senza dubbio è stata una piacevole sorpresa. Ma la sorpresa più grande non è stata solamente l'aver ottenuto 7178 preferenze, ma averlo fatto in modo uniforme su tutti i territori: dalla Val di Cecina al Valdarno. Ovviamente il merito non è solo mio, ma soprattutto di chi ha affrontato questa sfida insieme a me. Ho fatto campagna con mezzi limitatissimi, utilizzando molto i social, ma non dimenticando mai il rapporto umano, anzi, ripartendo proprio da qui, riconoscendo come fulcro imprescindibile del fare politica l'ascolto ed il confronto. Mi sono presa anche molte critiche e molti "schiaffi", ma anche questi mi hanno arricchito. Credo che questo modo di far politica anche "alla vecchia maniera" se vogliamo, unito alla freschezza, alla passione e all'entusiamo che si è creato attorno alla mia candidatura siano arrivate agli elettori».
Come si concretizzerà, da subito, la sua elezione in consiglio regionale? Quali i primi segnali da dare per riflettere i tantissimi voti ricevuti?
«Senza dubbio è necessario lavorare in due direzioni: per prima cosa superare le divisioni all'interno del nostro partito, provando ad abbassare i toni, perché io, Antonio Mazzeo ed Andrea Pieroni abbiamo bisogno di un partito unito e maturo per lavorare bene, un partito che della sua eterogeneità faccia ricchezza. Poi voglio far fruttare la campagna di ascolto fatta girando i territori. Le tante idee, critiche, proposte che ho raccolto sono un ottimo punto di partenza per provare a dare il mio contributo. Infine non vorrei che battaglie come la legalità o la lotta alla violenza di genere fossero messe da parte: lo sviluppo passa da una civiltà matura e responsabile».
Mazzeo, Pieroni, Nardini: tre "anime" diverse del Pd nel gruppo pisano al consiglio toscano. Lei ha sempre detto: niente ticket e candidatura fuori da logiche di corrente: è ancora così?
«Come ho detto più volte, la mia è una candidatura non scaturita da logiche coerentizie, ma non per questo è una candidatura neutra. Tutti conoscono le mie idee, i miei valori ed i temi per cui mi sono battuta in questi anni. Sono una donna di sinistra, lo sono sempre stata. Le persone che in questi mesi mi hanno supportata provengono da sensibilità diverse all'interno del nostro partito e questo forse è stato un altro elemento di forza: la voglia di provare a rinnovare davvero e fare sintesi, dimostrando che è possibile».
Che ruolo hanno avuto l'organizzazione giovanile e la sua Capannoli sia in questa sfida che nel percorso politico?
«Io sono nata politicamente nel al Partito Democratico di Capannoli e sempre a Capannoli ho avuto le mie esperienze amministrative. Lì ho imparato cosa voglia dire provare ogni giorno a fare del proprio meglio per rappresentare i cittadini e cosa voglia dire far parte di un partito, essere una comunità in cui si condividono idee e valori. Alla giovanile invece devo la mia candidatura, che è stata sostenuta in modo unitario, davvero un bel segnale. La giovanile, in cui milito da anni, è formata da moltissimi ragazzi con cui ho portato avanti mozioni, proposte per i nostri territori, ho passato estati alle feste dell'Unità. Ci siamo proposti in vari territori come amministratori locali per provare a rendere realtà quello che immaginiamo da tempo per i nostri Comuni».
La sua elezione somma la voglia di esserci dei giovani e anche i voti che vengono dai territori della provincia: due voci che, nel Pd del futuro, come si faranno sentire?
«Sono d'accordo. Ma non dimentichiamoci mai che i giovani democratici fanno parte del Partito democratico, non sono una corrente, ma anzi sono l'essenza della militanza. La mia è la candidatura di una donna che rappresenta la voglia di una generazione di mettersi in gioco. Ma la mia è anche una candidatura che parla a tutti e che per questo è riuscita a raccogliere consensi in tutta la provincia. Finita la campagna elettorale ho l'onore e l'onore di rappresentarli e di tornare in questi territori».
Da parte soprattutto renziana gli attacchi alla vecchia guardia (Fontanelli, Gelli, eccetera) sono già partiti: lei come si pone?
«Ho iniziato un percorso nel pieno rispetto di tutti coloro che, attivamente o meno, hanno deciso di dare il proprio contributo alle regionali. Il nostro territorio continuerà ad essere rappresentato a livello nazionale dai parlamentari eletti che, sono sicura, continueranno a fare bene come hanno fatto. Con loro ho avuto il piacere di confrontarmi in questi mesi e sono certa che continuerò a farlo, perché rinnovamento ed esperienza possono e debbono coesistere ed essere la forza del nostro Partito».
Per il Pd pisano si avvicina la stagione dei congressi: i giovani dem hanno proposte da fare, candidature da avanzare?
«L’ho ripetuto io e lo ha ripetuto più volte il segretario provinciale Matteo Trapani: noi non abbiamo affrontato e vinto la sfida delle regionali perché poi volevamo reclamare posti, ma perché era necessario provare a dare voce ad istanze, idee, storie. Quindi non ci interessa ora presentare il conto. Rossi, il nostro presidente, ha vinto e con lui tutto il Partito democratico e questa è la prima cosa dalla quale ripartire. Serve un partito unito che porti la voce dei militanti e dei cittadini in Regione e non dobbiamo rinchiuderci dentro le stanze. Io ci credo in un nuovo coinvolgimento della società civile con cui dobbiamo provare a dialogare meglio, questa è la sfida che vorrei provare a vincere. Sulla scelta del segretario provinciale noi lavoreremo con forza a uno schema diverso dal solito e trovare tutti insieme colui e coloro che avranno una grande responsabilità: cercare di incanalare forze nuove, esperienze, militanti, territorio e battaglie nella discussione politica all'interno del partito».
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