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Viviano, killer mancato e cronista di razza

PISA. Poteva essere un killer. È diventato uno dei migliori cronisti italiani, autore di scoop memorabili e profondo conoscitore di quel fenomeno che oscilla tra devianza sociologica e criminalità...

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PISA. Poteva essere un killer. È diventato uno dei migliori cronisti italiani, autore di scoop memorabili e profondo conoscitore di quel fenomeno che oscilla tra devianza sociologica e criminalità organizzata chiamato mafia. Francesco Viviano, 66 anni, di Palermo, inviato di Repubblica, ha presentato ieri mattina alla Feltrinelli, il suo ultimo libro, “Io, killer mancato”. Presenti il giornalista Tommaso Strambi, l’assessore alla Scuola e alla Legalità, Marilù Chiofalo e il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Andrea Brancadoro che, giovane capitano, nei primi anni Novanta prestò servizio a Palermo. Non è solo la storia di un giornalista arrivato ai vertici della professione. Il libro è anche il racconto di un riscatto sociale in cui la sorte può aver influito, ma che di sicuro è stato guidato da un esempio rimasto un pilastro nell’educazione di Viviano, quello della mamma. A poco più di un anno il giornalista perde il padre, ucciso mentre ruba in una conceria. E per vendicarlo a 16 anni sta per uccidere l’uomo che l’aveva reso orfano. Sì, perché l’ambiente in cui è cresciuto Viviano è quello in cui le frequentazioni adolescenziali evolvono o degenerano a seconda delle porte girevoli della vita. Tra gli amici del cronista c’è chi è finito in carcere per mafia e chi è stato spedito al creatore nei rituali regolamenti di conti.

«Ho scritto questo libro per mia madre e per lasciare una memoria ai miei cinque figli» ha detto l’autore. Un libro ricco di aneddoti sulla professione, ma soprattutto sulla volontà di cambiare un destino segnato dalla malavita.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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