Il presidio
“Favolare”, un’opera che avvicina il carcere alla società civile
PISA. Giovedì pomeriggio, presso la sala convegni di Santa Maria degli Scalzi, è avvenuta la presentazione del volume "Favolare". L'opera, scritta a più mani da alcuni detenuti della casa...
PISA. Giovedì pomeriggio, presso la sala convegni di Santa Maria degli Scalzi, è avvenuta la presentazione del volume "Favolare". L'opera, scritta a più mani da alcuni detenuti della casa circondariale Don Bosco di Pisa con l'aiuto di giornalisti e scrittori, è stata sostenuta dalla piccola, ma intraprendente casa editrice MdS.
"Favolare" è il frutto del laboratorio di scrittura creativa svolto in carcere dai giornalisti Antonia Casini e Giovanni Vignozzi che per cinque mesi, hanno affiancato i carcerati nello scrivere racconti, permettendo loro di volare (da qui il nome dell'iniziativa) con la testa e il cuore al di là dalle sbarre. L'importanza del progetto è stata sottolineata anche da una lettera da Andrea Orlando, ministro della giustizia, il quale ha definito i carcerati «novelli Esopo, che nella medesima condizione di schiavitù vissuta dal favolista greco, sono riusciti ad evadere con la scrittura».
“Con questo progetto - afferma riconoscente Federico, ex carcerato che ha scritto una delle 36 storie illustrate che compongono il volume - ci hanno donato la serenità e la voglia di andare avanti dandoci uno scopo e una speranza per il futuro".
L'esperienza, liberatrice per i detenuti, ha avuto un effetto positivo anche su coloro che hanno reso possibile l'iniziativa.
"All'interno del carcere - dice sorpreso Giacomo Vannozzi, curatore del libro e del laboratorio di scrittura - è stato come vivere una favola. Lavorando a contatto con queste persone ho infatti scoperto un grande valore umano che ha cambiato il mio modo di pensare".
"Laboratori come quello che abbiamo intrapreso - prosegue Antonia Casini - hanno un importante valore sociale, dal momento che sono una scuola di rieducazione, che permette al detenuto, di perseguire uno scopo e un'occupazione costruttiva, dando voce ad una realtà che altrimenti sarebbe rimasta all'interno delle mura".
L'evento è stato anche un'opportunità per denunciare le condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti. "Condizioni che - sottolinea con sdegno Alberto Marchesi, presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati di Pisa - sono state giudicate dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo degradanti e inumane". (l.b.)
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